Consapevole ma con quella profonda leggerezza di chi si interroga, su se stesso e sul mondo. È lo spirito con cui si presenta Tredici Pietro, giovane artista che sa comunicare l’entusiasmo naturale della gioventù. Lo stesso che, però, ha come retro della medaglia fragilità, incertezze, dubbi, domande. Quando si ha tutta la vita davanti e, a volte, proprio per questo, si finisce per sentirsi destabilizzati.
Non a caso, il brano con cui calca per la prima volta il palco del Festival di Sanremo si intitola Uomo che cade, che farà parte del progetto Non Guardare + Giù, nuova versione del suo ultimo album. In una miscela che muove nel solco dell’hip hop ma con suggestioni cantautorali, Pietro firma con Di Martino, un testo che è un saliscendi – anche interpretativo e vocale –, specchio di quel movimento costante che è la vita.
Perché la caduta è sempre da mettere in conto, lungo la scala del vivere che non è mai lineare, ma contempla l’errore e il ritorno alla partenza. “Non guardare giù e Uomo che cade sono concetti che dialogano tra loro. Per me, Non guardare giù significa non mollare proprio nel momento in cui stai per crollare. Se guardi giù, le vertigini ti fanno sentire in pericolo, ma se guardi in alto, mantieni l’equilibrio”.
Però il tuo è un Uomo che cade…
Perché accetta che cadere, sbagliare o affrontare crisi sia inevitabile. Con questo brano voglio celebrare il fatto che, per vincere, a volte bisogna perdere dieci sfide della vita. C’è un filo rosso evidente tra un disco e la sua chiusura: vedo questo pezzo come una conclusione, una riflessione su un mondo che ci vuole sempre performativi.
In questo tuo ultimo anno, invece, artisticamente hai preso il volo. Qual è il tuo bilancio prima del Festival?
Fortunato. Anzi, in due parole: molto fortunato. Speriamo che tutto abbia senso e che riusciremo a trasmetterlo, ma alla fine è più facile che lo dicano gli altri.
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Sei pronto per Sanremo?
Diciamo che sono in attesa della grande scossa. Sono ancora un metro fuori, aspettando di essere elettrizzato… e spero sarà un’esperienza indimenticabile.
Quanto è importante mostrarsi fragili?
Non saprei quantificarlo, non c’è un numero. La performance ci richiede di mantenere sempre un livello alto, altrimenti saremmo “superati”, ma io credo che sia tutta una truffa. Ognuno ha i propri tempi e bisogna darsi il proprio spazio. Non tutti hanno lo stesso concetto di riuscire o di arrivare primi. È tutto uno specchio, tutto finto. La performance va lasciata da parte: dobbiamo vivere la vita.
Per la serata delle cover eseguirai un brano importante come Vita di Lucio Dalla e Gianni Morandi insieme a Galeffi, Fudasca & band. Che valore ha per te?
Per me il brano parla di vita, di reagire, proprio come Non guardare giù. È un modo per celebrare tutto insieme: sono con i miei fratelli, le persone con cui faccio musica tutti i giorni e con cui suono dal vivo nei concerti. Sono fortunatissimo a cantare questo pezzo di mio padre insieme a loro. Voglio celebrare tutto in maniera condivisa.
Qual è il tuo primo ricordo di Sanremo?
Il mio primo ricordo di Sanremo, se non sbaglio l’ho già raccontato in un’intervista recente, è di Renga che vince e canta Angelo dopo aver ricevuto il premio. È stata una scena bellissima.
La deluxe Non Guardare + Giù
La nuova edizione speciale dell’ultimo album di Tredici Pietro amplia il progetto pubblicato lo scorso aprile. Oltre alla tracklist originale, la deluxe include il brano La fretta e l’inedito Uomo che cade.
Non Guardare + Giù sarà disponibile in diversi formati: CD, CD autografato, vinile rosso marmorizzato e vinile rosso marmorizzato autografato.
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