Tra i nomi che la platea del Teatro Ariston forse conosce meno, Samurai Jay si prepara al suo primo Festival di Sanremo con un brano che sentiremo suonare a lungo. Un mix accattivante di liriche cantautorali, sonorità urban e guizzi latin che portano sul palco una buona dose di freschezza.
Ossessione– questo il titolo del pezzo – è scritto dall’artista della super hit Halo insieme a Luca Stocco, Vittorio Coppola e Salvatore Sellitti con la produzione di Vito Salamanca e Katoo. Samurai Jay, cantautore e musicista, ci ha raccontato il suo progetto, l’approccio alla settimana più calda della musica italiana e il suo percorso fino a qui.
Come nasce il brano e perché lo hai scelto per Sanremo?
In realtà la vera domanda è: l’ho mai pensato per Sanremo? (sorride, ndr). La risposta è no. È nato in un momento davvero “epocale”, in una run incredibile. Ci eravamo appena conosciuti con Vito, poco prima di Halo, che poi ha fatto quello che ha fatto, ed è stato il secondo brano che abbiamo creato insieme, sempre in cameretta, in totale libertà. Non c’era minimamente l’idea del Festival.
Ci eravamo appena incontrati ed eravamo nel pieno della ripartenza del progetto. Io ero stato fermo quasi un anno prima di Halo e circa 7-8 mesi prima di iniziare a lavorare a Ossessione. Abbiamo ricominciato a fare musica per il puro piacere di farla. Io, Vito e Luca Stocco siamo tutti musicisti: ci ha unito subito l’amore per lo strumento. Abbiamo iniziato a suonare, a sperimentare, a scrivere senza pensieri. Era tanto che non mi succedeva. Negli ultimi anni avevo perso un po’ quella leggerezza.
Questo brano è nato così: spontaneo, vero. Ogni volta che lo ascolto mi mette gioia. E per me il “test mamma” è fondamentale: è sempre la prima persona a cui mando i provini. Se piace a lei, sono sereno.
Ma Ossessione è dedicata a qualcuno?
No, non a una persona in particolare. È dedicata a un concetto. L’ossessione è il motore. Il problema, se così vogliamo chiamarlo, per una persona ambiziosa è che se non vede un obiettivo chiaro si sente bloccata. L’ossessione sana è quella che ti spinge a evolverti, a fare meglio, a correre.
È un’ossessione positiva verso la musica, verso il voler crescere continuamente. L’ossessione negativa non ci piace. Parliamo solo di quella sana, che ti accende.
Porti un mood che farà muovere l’Ariston. Cosa puoi anticipare della performance?
Spero che ci si muova tanto! Vorrei che arrivasse quella leggerezza e quella felicità di cui parlavo prima. Porterò me stesso, i miei amici, tanti sorrisi. L’obiettivo è divertirci. Ci saranno anche delle piccole chicche. Io affronterò il palco come facevo da bambino: in cameretta, davanti allo specchio, immaginandomi un mare di persone davanti.
È un esercizio che faccio da quando ho 9,10 anni. All’Ariston voglio chiudere gli occhi e concentrarmi su quelle emozioni. Quando ho fatto le prove, ho tirato un sospiro di sollievo. Mi sono sentito a casa. Poi magari l’emozione mi travolgerà, ma ora sono concentrato solo sull’essere spontaneo.
Come è stato l’incontro con l’orchestra?
Bellissimo. Anzi, saluto il maestro Enzo Canpagnoli, che mi manda sempre sorrisi incredibili mentre dirige. L’arrangiamento è pazzesco. C’è stato un momento simpatico: un musicista mi ha detto “Mi sono giocato 100 euro sulla tua vittoria perché mi piaci”. Un altro mi ha regalato un plettro portafortuna.
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Per me l’orchestra è speciale: il mio primo ricordo musicale è alle medie, facevo chitarra classica in orchestra. Ci siamo esibiti anche al San Carlo di Napoli. Sentire l’orchestra dell’Ariston suonare un pezzo nato in cameretta è un’emozione indescrivibile. Ti abbraccia davvero.
Ci sarà anche una versione spagnola, corretto?
Sì e suona incredibile, la adoro.
Raccontaci qualcosa della serata cover con Roy Paci e Belén Rodríguez.
Roy Paci è stata una scelta istintiva. Abbiamo riarrangiato Baila Morenaa modo nostro e lui era perfetto per quel mood. Belén? Beh, più Baila Morena di Belén cosa c’è? Quando le abbiamo fatto la proposta mi ha colpito tantissimo la sua umanità. È una persona super alla mano, simpaticissima. Ci sentiamo quasi tutti i giorni per prepararci. E vi assicuro che ha spaccato.
Eurovision: sì o no?
Prima bisogna vincere! (ride, ndr) È già pensarci mi mette ansia. La mia vittoria personale è essere lì. Vengo da un paesino, da una famiglia dove lavorava solo mio padre. Sognare di fare il musicista, da dove vengo io, non è una cosa scontata. Quando Carlo Conti ha detto il mio nome, vedere mia madre piangere e mio padre emozionato… per me quello vale tutto.
A proposito di origini, Mugnano ti ha dedicato uno striscione.
Sì, quello è di mia mamma! Era quasi mezzanotte a San Valentino, sono andato da lei e mi ha fatto trovare lo striscione sotto casa. Mugnano sta vivendo un momento di gioia incredibile. Io vivo ancora lì e ne sono orgoglioso. Voglio portare il mio paese più in alto possibile.
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2 pensieri riguardo “Dalla cameretta all’Ariston, Samurai Jay al Festival con la sua ‘Ossessione’”