[EDITORIALE] Barbara Politi ha recentemente ricevuto il Premio Antenna d’Oro, riconoscimento che celebra una carriera costruita con rigore giornalistico e grande versatilità narrativa. Dal giornalismo locale alle conduzioni di format nazionali, Politi ha saputo attraversare con la sua inconfondibile energia generi e linguaggi televisivi, mantenendo sempre un tratto distintivo: autenticità e voglia di mettersi alla prova.
Dopo gli inizi nella carta stampata con Il Nuovo Quotidiano di Puglia, Barbara ha intrapreso un percorso che l’ha portata dalla cronaca locale a emittenti come Studio 100 e Telenorba, dove ha condotto il TG Norba, diventando uno dei volti più riconoscibili in Puglia. Successivamente ha ampliato il suo raggio d’azione, passando a format di intrattenimento e progetti nazionali come Gambero Rosso TV, Linea Azzurri, Love Game e Pizza Girls in Rai. Fino a eventi di respiro internazionale come il Premio Caruso a New York, trasmesso su Rai Italia.
Il suo approccio alla televisione è improntato alla versatilità: alterna con naturalezza informazione, intrattenimento, racconto del territorio e programmi pop contemporanei, sempre con un filo conduttore chiaro: responsabilità, energia e curiosità. In questa intervista, Barbara Politi ci racconta il suo legame con il Festival di Sanremo, i ricordi d’infanzia, le aspettative per la nuova edizione e le ambizioni future.

Qual è il tuo primo ricordo legato al Festival di Sanremo e come si svolgeva il rituale a casa tua?
Il ricordo di Sanremo è veramente molto tenero, perché io sono cresciuta di anno in anno con questa tradizione sacrosanta che c’era a casa mia di vedersi il festival tutti insieme. Il mio babbo aveva un rituale nello specifico: registrare con il registratore, su videocassetta, tutte le serate del festival. Inoltre, ascoltavamo anche la critica radiofonica delle serate, così non ci limitavamo a guardare il festival ma seguivamo anche i commenti e le voci degli esperti. Lo ricordo ancora come se fosse ieri!
Quando ti sei approcciata per la prima volta al festival e cosa provavi da bambina?
A tredici anni mi sono approcciata per la prima volta a Sanremo. Vivevo questa kermesse senza mai immaginare che un giorno l’avrei vissuta dall’altra parte delle telecamere. Era un approccio da bambina affascinata dallo spettacolo popolare della musica, soprattutto dai brani e dalle canzoni, meno dall’aspetto dello spettacolo stesso.
Quali erano gli artisti e le canzoni che più ti hanno colpito durante l’infanzia?
Quelle che più mi sono rimaste nella memoria sono le canzoni di Massimo Di Cataldo, Gianluca Grignani e Giorgia: imparavo a memoria i testi da bambina! Penso a Destinazione Paradiso, Come saprei e La solitudine di Laura Pausini. Erano i brani che mi facevano sentire davvero la magia di Sanremo.
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Come descriveresti il tuo approccio attuale al festival ora che lo conosci anche dall’altra parte delle telecamere?
Ora so come funziona la macchina di Sanremo e il mio approccio è più consapevole: riconosco l’enorme lavoro che c’è dietro, le dinamiche della produzione e l’organizzazione degli ospiti. Però resta sempre l’emozione e la sorpresa che accompagna ogni edizione.
Quali sono le tue aspettative per la nuova edizione del festival?
Le aspettative sono sempre alte, perché Sanremo ci regala sempre qualcosa di sorprendente. Come tradizione, la nuova edizione sarà accompagnata dai giorni e dalle storie sui personaggi principali come Pausini, Andrea Pucci che c’è e poi non c’è… fa parte della grande macchina sanremese. Non esiste Sanremo senza polemica e senza novità, quindi c’è curiosità e attesa.
Chi sono i tuoi artisti preferiti per il FantaSanremo e chi sceglieresti come “capitano”?
Mi aspetto sempre un bellissimo brano da Renga e ovviamente da Tommaso Paradiso. Mi aspetto anche qualcosa di magico da Levante e Malika Ayane: sono donne che mi piacciono particolarmente. Amo tanto anche Arisa e Raf. Come capitano della squadra del FantaSanremo sceglierei Patty Pravo.

Secondo te, quale nome mancherebbe come ospite per ravvivare il festival?
Geppi Cucciari. È un volto Rai, quindi un po’ il “Fiorello donna” di questa edizione. Ho visto che in qualche articolo era stata proposta come possibile conduttrice accanto al direttore artistico. Chissà!
Cosa pensi della scelta di puntare sugli ospiti italiani e limitare quelli internazionali?
Probabilmente è una scelta stilistica di Carlo Conti: valorizzare il patrimonio artistico del Bel Paese. Vuole dare valore a personaggi italiani che fanno parte della storia del festival, un ritorno dal sapore nostalgico. È una cifra stilistica tutta sua, che probabilmente vuole farsi ricordare anche per questo.
Qual è la tua canzone del cuore di Sanremo e perché?
Le canzoni che più mi sono rimaste nel cuore sono Destinazione Paradiso di Grignani, Non Amarmi di Francesca Alotta e Aleandro Ubaldi, Come saprei di Giorgia e ancora La solitudine di Laura Pausini. Sono brani che per me sono veramente iconici, legati a ricordi e emozioni dell’infanzia.
In che ruolo ti vedresti nella macchina di Sanremo e come vivresti la serata?
Mi vedrei nel ruolo di co conduttrice del “Prima Festival”, perché lo sento più affine a me e al mio background. Mi piacerebbe vivere l’energia dell’attesa della serata che sta per iniziare, entrare nelle case per accompagnare il pubblico alla grande serata in modo molto energico e ritmico, così come sono io.