“Quando la canto mi emoziono molto, perché racconta di un arrivederci che me è un tema molto forte, mi colpisce anche a livello attoriale”. Così Leo Gassmann introduce Naturale, il brano con cui partecipa al Festival di Sanremo 2026 e che farà parte del suo prossimo album Vita Vera Paradiso, dal 10 aprile. Una canzone – sottolinea – che necessità di un’interpretazione col cuore, sentita, profonda; e, per questo, particolarmente sincera.
Portare l’emozione all’Ariston è coraggioso.
Diciamo che l’arrivederci è un sentimento che mi fa scattare qualcosa dentro perché non è un addio, non è un punto fermo. Ha un velo di enigmaticità: non sai se rivedrai quella persona, se è davvero un addio definitivo. Essere sospeso in una situazione del genere mi ha sempre messo in difficoltà, fin da quando ero piccolo. Anche nelle cose più semplici: quando i miei genitori mi dicevano “se vai bene a scuola questo weekend andiamo al Luna Park” e poi magari non succedeva, io ci soffrivo tantissimo. E quella stessa sensazione l’ho ritrovata anche in situazioni molto più profonde della vita. Quando c’è un punto interrogativo davanti a me, per me è sempre difficile gestirlo.
Come ti prepari a questo tuo nuovo Festival?
Quest’anno ci sono tanti ragazzi e ragazze molto giovani che hanno una grande opportunità. Conosco molti degli artisti in gara e li stimo tantissimo. Siamo tutti diversi e ognuno farà il proprio percorso. La cosa bella è che è una sfida aperta, ma non tanto in termini di gara quanto di sfida personale. Vedremo cosa succederà. Noi, intanto, andiamo lì col sorriso e con la voglia di divertirci.
Nella serata delle cover canterai Cocciante: come mai?
Ero indeciso tra due canzoni, Io che amo solo te di Sergio Endrigo ed Era già tutto previsto: sono i miei due cavalli di battaglia al karaoke e mi emozionano moltissimo. Sono canzoni che amo tanto, molto gentili, pure, trasparenti, e che sento anche molto coerenti con il percorso che farò dopo il Festival. Ripeto, è una canzone che mi emoziona tantissimo ed è una scelta di cuore, di pancia. Vi dico già che piangerò quasi sicuramente: è una canzone struggente, bellissima. Poi, grazie anche a Parthenope di Sorrentino, è tornata nelle case degli italiani.
Con te ci sarà Aiello. Siete amici?
Sì, e ho subito pensato a lui per il venerdì. Quando è uscito il mio nome nel cast, è stata la prima persona che ho chiamato. Mi ricordo che stavo facendo una tournée teatrale con mia mamma, L’ho chiamato e gli ho detto: “Anto, come ti dicevo la settimana scorsa, se ti va di venire sul palco con me per me sarebbe un grandissimo onore”. Il giorno dopo mi ha detto che doveva sentire i discografici, sistemare le cose, e poi mi ha scritto: “Sono dentro. Ci siamo. Andiamo”. Da lì è storia. Credo che il brano valorizzi molto le nostre voci; Antonio in particolare ha una voce stupenda e insieme succede una magia.
Quindi, è un duetto sincero, tra due amici veri che si vogliono bene. Ed è anche coerente con il discorso che porterò nel disco: volevo una continuità di comunicazione, di immagine, di scelte. Sono felice di salire sul palco con un amico come Antonio, che per me è un cantautore straordinario e scrive benissimo. Io lo ascolto sempre in macchina, anche quando viaggio. Quest’estate gli ho pure mandato dei video mentre cantavo le sue canzoni in tenda, in Corsica. Bellissimo.
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Che album sarà, invece, Vita Vera Paradiso?
È un disco nato nei viaggi: in furgone, sotto la pioggia, al mare, all’ombra degli alberi. Un disco puro, trasparente. Il mio obiettivo era finalmente quello di fare un album che, dall’inizio alla fine, suonasse in modo coerente e comunicasse un’identità precisa. Credo che il terzo disco debba avere un focus molto chiaro. E io sono contento, perché se anche domani dovessi scomparire, sarei felice che uscisse: racconta la mia umanità. Quando lo suono, le canzoni mi vibrano addosso e mi emozionano davvero.
Ci saranno collaborazioni?
Sì! Con me ci sono Clemente Guidi, artista emiliano che stimo tantissimo, Fadi, cantautore romagnolo per eccellenza; e Fasma, tra i mie migliori amici.
E tra gli artisti di questo Sanremo con chi ti piacerebbe collaborare?
In realtà io collaborerei con tutti! Anche per come è strutturato l’album che uscirà, Vita Vera Paradiso: è un disco nato in maniera molto sincera. Questa era la parola chiave fin dall’inizio. “Sincero” significa che non ho scritto agli amici dicendo “dai, facciamo un pezzo insieme”. Le collaborazioni sono nate perché ci siamo incontrati, magari eravamo in viaggio, poi la sera, dopo una birra, prendevamo la chitarra e nascevano le canzoni. Io sono un po’ contro il featuring fatto solo perché porta visibilità. Se nasce una cosa bella, benissimo.
Per esempio con Eddie Brock stavamo iniziando a scrivere una canzone, poi è arrivato il Festival e le cose si sono fermate. A me piace fare musica così: stare insieme agli amici, cucinare un piatto di pasta, suonare. Per me la musica dovrebbe nascere sempre in modo naturale, perché altrimenti si sente la forzatura. Magari è un processo più lento, meno “cool”, ma alla fine escono cose che ti entrano dentro. La chiave è fare cose che prima di tutto liberano te. Poi se arrivano anche agli altri è meraviglioso, ma deve partire da te. Quando scrivo una canzone voglio emozionarmi, voglio fotografare un momento della mia vita. Una canzone è un po’ come una fotografia, fatta in modo naturale.
Non solo musica per Leo Gassmann
Nella tua vita, oltre alla musica, c’è la recitazione che è proprio nel DNA di famiglia. Come vivi il fatto di essere figlio d’arte?
La prima parola che mi viene in mente è umiltà. Mio papà mi ha tramandato un’immagine che gli disse mio nonno: nella vita, se ti trovi davanti a due strade, una in salita e una in discesa, è sempre meglio prendere quella in salita, perché ti dà più soddisfazione. Essere figli d’arte può essere un ostacolo, come tutti ne abbiamo nella vita. Ognuno nasce con il proprio percorso e deve superare i suoi ostacoli.
Ho letto recentemente un libro bellissimo di Mel Robbins che dice che nella vita nasciamo con un mazzo di carte. A volte la vita è ingiusta, a volte è fin troppo giusta, ma alla fine non contano le carte che hai in mano, conta l’esperienza del giocatore. Io gioco con le carte che ho, che sono carte bellissime, perché vengo da una famiglia umanamente straordinaria, con genitori fantastici e anche grandi artisti. Questo mi rende ancora più fiero. Ho una grande passione sia per la musica che per il cinema. Sono due mondi completamente diversi.
Come ti approcci all’uno e all’altro?
Nella musica ho sempre cercato di rimanere positivo: sul palco sono sorridente, e non è una cosa forzata, è reale. È la parte di me che mi rende più orgoglioso. Poi ho anche i miei momenti più introspettivi, più nuvolosi, e quelli li comunico attraverso la recitazione. Lì posso permettermi di essere più tenebroso, più duro, anche meno giusto. Dentro ognuno di noi c’è uno yin e uno yang: io nella vita scelgo la luce, ma nella recitazione mi diverto a esplorare anche l’altra parte.
Com’è stata l’esperienza nella fiction su Messina Denaro?
È stata un’esperienza molto emozionante, perché abbiamo raccontato una pagina importante della storia del nostro Paese. Io interpretavo un personaggio realmente esistito, come la maggior parte del cast. È la storia di uomini che io considero eroi. E poi ho avuto la possibilità di recitare accanto a Lino Guanciale, che è una persona stupenda e un grandissimo attore, e di lavorare con Michele Soavi, che è un regista esperto di polizieschi. Ho imparato tantissimo.
Anche Levante ha fatto una bellissima prova: non avevo scene con lei, quindi ho visto il suo lavoro solo dopo, e devo dire che per essere la prima esperienza è stata davvero bravissima. Era un progetto a cui tenevamo molto ed è andato bene, quindi sono molto contento. Mi sa che ha vinto pure la serata ieri… quindi figo.
Ma ti piacerebbe recitare con tuo padre?
Non lo so, dipende dalle storie che poi si vogliono raccontare. Sicuramente papà è un attore che stimo tantissimo: è una bravissima persona, un grandissimo attore e anche un bravissimo regista. Lavorare con lui sarebbe per me un grande onore. Non lo escludo, come non ho mai escluso niente nella mia vita. Io seguo molto il vento, diciamo: seguo quello che mi fa stare bene. Se dovesse arrivare una storia interessante da raccontare insieme, padre e figlio, sicuramente ci penseremmo.
Le date live
A maggio 2026, Leo Gassmann sarà in tour nei club italiani. Queste le date:
- 4 maggio – Bologna, Locomotiv
- 6 maggio – Torino, Hiroshima Mon Amour
- 7 maggio – Livorno, The Cage
- 14 maggio – Roma, Largo Venue
- 15 maggio – Milano, Santeria Toscana
- 17 maggio – Napoli,Dual Club
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Foto ufficio stampa
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