Enrico Nigiotti: Sanremo 2026, il nuovo album e i live: “La musica sempre a modo mio”

Enrico Nigiotti torna sul palco del Festival di Sanremo con Ogni volta che non so volare, una canzone che sceglie la delicatezza come forma di resistenza. È un inno all’amore che non alza la voce, ma resta. Un sentimento che ci ricorda quanto sia profondamente umano affidarsi a chi ci cammina accanto, soprattutto quando manca l’equilibrio. Nigiotti sceglie l’autenticità e la espone senza difese, in un “flusso di coscienza senza ritornello” che all’Ariston suona quantomeno coraggio.

E sempre di fragilità e sentimenti parla anche la cover della serata di venerdì, En e Xanax di Samuele Bersani in duetto con Alfa a conferma di un dialogo tra generazioni e città di mare. “Lo stimo molto e averlo con me è come fare da ponte tra due generazioni: quella prima di me, che è quella di Bersani, e quella dopo di me, che è rappresentata Alfa. Io sono un po’ romantico, vedo sempre le cose belle, e spero che magari qualche ragazzo di 16 anni che non conosce questa canzone vada a scoprirla”.

Tra “figli del mare” ci si riconosce?
Il rapporto con Genova è diventato naturale, perché alla fine siamo tutti davanti allo stesso mare. Sono molto contento di questa collaborazione. Ho conosciuto Alfa un anno fa e la sua è stata una dimostrazione bellissima: ha scelto di venire con me a Sanremo nonostante l’anno incredibile che ha avuto. Poteva tranquillamente tirarsela, invece è stato carino, umile. Ricevere stima da artisti più giovani e bravissimi ti dà forza, sinceramente.

Anche con Juli e Olly è nata una grande sintonia.
Sì, sono stati loro a scrivermi anni fa, in tempi non sospetti. Io non guardo Sanremo se non lo faccio io, quindi non sapevo bene chi fossero, ma mi piaceva quello che scrivevano. Ci siamo conosciuti in studio in modo spontaneo. Ricordo una rima di Squarciagola sul palombaro: una rima così a ventitré anni è bellissima. Da lì è nata un’amicizia vera. Secondo me è bello dirlo: questi ragazzi giovani sono molto più maturi di quanto lo fossi io alla loro età. Non se la tirano, né Alfa né Olly. E questo dovrebbe essere un insegnamento per tanti, anche più grandi di età.

Nel brano si percepisce anche una sorta di bilancio, quanto c’entra la paternità?
Per me è stata il punto di equilibrio. Prima non ero una persona tranquilla – on lo sono neanche adesso del tutto – però quando sono nati i bimbi è stato come se mi fossi calmato. E non vuol dire assolutamente che bisogna per forza fare figli per vivere questa cosa, però a me è capitato così. È come se avessi ricevuto una sensibilità diversa, non perché sia diventato più buono, ma perché certe cose ora le respiro e le assaggio in modo diverso. Una scena anche stupida di un film oggi la vivo in un altro modo. Forse è anche maturità. E questo si è riflesso nella scrittura, che ha più colore. Cammino meglio adesso.

È cambiata anche la scrittura?
Quando scrivo mi sento più forte: ho più parole per descrivere la stessa cosa. Alla fine i viaggi sono sempre quelli – la vita, l’amore, il tempo – ma cambia il punto di vista. Io ho sentito il sapore di quando perdi una persona, quindi so cosa vuol dire sentire che è la prima e l’ultima volta. E quando entra nella vita una persona – in questo caso i miei figli – cominci anche a salutare in modo diverso. Essere genitore ti crea sicuramente un pensiero in più, perché non pensi più solo alla tua vita, ma a quella dei tuoi figli. Anzi, forse è la prima vita a cui pensi ma mi ha insegnato a contare di più: prima arrivavo a cinque, a dieci non ci arrivo ancora, però magari mi fermo a otto. Devo tanto a loro e a tutto quello che ho vissuto.

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E se non fosse andata bene con la musica?
Ho cominciato a vivere di musica tardi, a trent’anni, ma ho sempre scritto a prescindere, sempre alla mia maniera, senza provare a inseguire quello che funzionava. Questa cosa mi è rimasta anche quando ho iniziato a camminare davvero di musica. Ho scelto di scrivere sempre come volevo scrivere. A volte è andata molto bene, altre volte meno: canzoni non capite, non sentite, non piaciute… non so se si dice, ma fa niente.

A un certo punto volevo aprire un chioschetto alle Canarie, davvero. Io credo che oggi tanti vadano in paranoia se una canzone va male, ma non è una canzone: sono tante canzoni. Ma una carriera è un’altra cosa. È come un alimentari: un giorno può andar male la vendita però c’è sempre il giorno dopo. Io mi sento un po’ una bottega di quartiere. Bottega Nigiotti: qui si fanno canzoni dal 1987. Alla fine alla Canarie non ci sono mai andato.

L’album e il live a Livorno

Ogni volta che non so volare sarà contenuto nel suo sesto album in studio, Maledetti Innamorati, in uscita il 13 marzo. Undici canzoni nate nell’arco di due anni densi, attraversati da cambiamenti profondi e da una trasformazione silenziosa ma radicale. “Sono curioso di vedere cosa succederà dopo. Non vedo l’ora del tour, ma c’è sempre quella scommessa: cosa scriverò domani? Io ho bisogno sempre di qualche anno, come se dovessi prima ubriacarmi di vita. Bevi tanto, poi butti fuori. Io esco, mi ubriaco di vita per due o tre anni, poi la butto su un foglio e diventano canzoni.

Dopo il tour teatrale di inizio anno, Enrico Nigiotti ha annunciato un nuovo e importantissimo appuntamento nella sua carriera: il primo concerto in un palazzetto. Sarà A casa nella sua Livorno il 21 novembre 2026 al Modigliani Forum (biglietti su TicketOne). Le Canarie possono aspettare.

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