La ‘Commedia musicale’ di Michele Bravi: “È la colonna sonora di una quotidianità sbagliata”

Dopo un periodo di intensa sperimentazione artistica tra musica, cinema e scrittura, Michele Bravi torna con un progetto che segna un nuovo capitolo del suo percorso. Esce, infatti, il 17 aprile Commedia musicale, disco prodotto insieme a Carlo Di Francesco con undici brani che si muovono tra ironia e malinconia, tra leggerezza e profondità.

È un lavoro che trasforma la quotidianità in racconto scenico, con un linguaggio che fonde pop, orchestrazioni sinfoniche e suggestioni teatrali, arricchito dagli arrangiamenti di Alterisio Paoletti.

Il risultato è una sorta di tragicommedia contemporanea fatta di storie imperfette, personaggi fragili, emozioni contrastanti. Al suo interno, i brani già noti Popolare, Prima o Poi (presentato al Festival di Sanremo) e Genitore 3, che si inseriscono in un racconto unitario, dove ogni traccia contribuisce a costruire un immaginario sospeso tra realtà e rappresentazione.

Parallelamente all’uscita dell’album, Bravi incontrerà il pubblico con una serie di instore nelle principali città italiane e tornerà dal vivo con il Commedia Musicale Tour, uno spettacolo pensato come vera e propria esperienza teatrale, in cui musica e narrazione si fondono senza soluzione di continuità.


Musica e teatro

Come nasce Commedia musicale?
Tutto questo nasce dalle sfide che sento di dover affrontare e questo è un disco particolare, che avevo in testa da tanto tempo. Non avevo mai avuto la presunzione di iniziare a scriverlo, perché sapevo che sarebbe stato divisivo. La scintilla è arrivata con l’incontro con Alterisio Paoletti e Carlo Di Francesco. Io volevo unire la commedia musicale a una scrittura più pop: ne è nato un progetto tremendamente ibrido.

È un disco di dialogo, un disco di contrasti. In qualche modo, è la colonna sonora di una quotidianità sbagliata. Allo stesso tempo, mi ha dato la possibilità di indagare una parte di me che avevo esplorato meno.

È anche un disco solare. Per anni sono stato associato alle ballate cantautorali, ma questo lavoro mi ha portato a riscoprire un lato di me più leggero, più vitale. Oggi ho 30 anni e sento il bisogno di celebrare la vita, portando con me tutta la musica che ho ascoltato in giro per il mondo.

Vista proprio la natura del progetto, di cosa hai o hai avuto paura?
Di certo è un azzardo. Però mi sono lasciato guidare dalle emozioni e la paura, durante la scrittura, non esiste. Quando lavori a un progetto, segui una narrazione emotiva, non pensi alle regole o al mercato. I brani nascono piano e voce, e poi tutto il resto si costruisce intorno. Solo dopo, quando il disco è finito, arriva il dubbio: “è giusto per questo momento?”. Io stesso me lo sono chiesto. Devo dire che è il disco che mi sono divertito di più a fare, anche dal punto di vista umano.

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So che non è un disco per tutti. Fellini diceva che non bisogna fare film per tutti, ma cercare di sconvolgere il pubblico. Ecco, artisticamente sono molto fiero di questo lavoro, anche se non ho idea di come verrà recepito. Oggi è difficile capire cosa “funziona”. Però, da ascoltatore, un disco così mi piacerebbe. Voglio parlare a un pubblico magari più ristretto, ma che ami anche il teatro.

Quando lo hai ascoltato per intero, la prima volta, qual è stata la prima reazione che hai avuto?
L’ho ascoltato finito per la prima volta subito dopo Sanremo… e ho pianto per una settimana. Poi, quasi per caso, mi è capitata un’intervista di Fellini in cui diceva: “se un mio film piace a tutti, ho fallito”. Quelle parole mi hanno aiutato. Non so cosa succederà a livello di mercato. Oggi è impossibile capirlo. Ma so che questo è un disco che mi rappresenta, che mi piace, che ascolterei.

E credo anche una cosa: la musica deve poter essere divisiva. Non può parlare a tutti. Se cerchi di piacere a chiunque, rischi di non dire nulla davvero. Questo è un disco che parla a un pubblico preciso, a chi ama questo tipo di linguaggio, questo incontro tra musica e teatro. Se arriverà anche ad altri, tanto meglio. Ma nasce con un’identità chiara.

Tornando alla genesi dell’album, invece, come è stato il processo di scrittura?
Dal punto di vista tecnico è una scrittura anche complessa, ma dal punto di vista creativo è stata estremamente fluida: sono pezzi nati molto velocemente. La gestazione è stata breve nella scrittura dei brani, mentre più lunga nella costruzione della narrazione complessiva del disco. Sono brani quasi “sputati fuori”, senza un lavoro di sovrastruttura troppo cerebrale. Ho assecondato quello che per me era rivoluzionario, ma che per autori più giovani era semplicemente naturale.

Dal punto di vista musicale, il gioco dell’armonia e della scrittura è stato possibile anche grazie al lavoro condiviso. Io tengo sempre a dirlo: scrivo i miei pezzi, ma non li scrivo mai da solo. Per me la scrittura, se diventa un monologo, si chiude; ho bisogno di un dialogo. Tutti i ragazzi con cui ho lavorato hanno una visione molto più giovane della mia.  Per me, rompere una struttura classica (strofa, pre-ritornello, ritornello, strofa) era quasi una sfida; per loro è naturale. E quindi ho seguito quella naturalezza. Da lì è nata una fluidità nuova.

Citavi Paoletti e Di Carlo al tuo fianco: come avete lavorato?
In questo progetto ho voluto accanto a me persone che stimo anche umanamente. L’intervento sinfonico di Alterisio Paoletti è stato fondamentale. Questo disco è pensato per essere portato dal vivo. Per un periodo scrivevo pensando soprattutto all’ascoltatore; qui invece ho lavorato immaginando una vera e propria rappresentazione teatrale. Carlo Di Francesco, ad esempio, è stato centrale, così come il suo percorso con Fiorella.

La mia versione di Domani è un altro giorno è emblematica: è una commedia, ma dentro contiene anche momenti di tragedia. Non ho mai conosciuto Ornella, ma ho sempre percepito in lei questa capacità di stare tra musica e teatro, ed è una dimensione che mi affascina molto.

Che cosa hai scoperto, o riscoperto, di te e della musica in questo progetto?
La mia più grande passione sono le storie. Non mi interessa tanto il modo in cui vengono raccontate, quanto il fatto che esistano e che arrivino. Spesso mi è stato detto che portavo contenuti troppo pesanti. Ma a me piacciono le contraddizioni. Non a caso, il pezzo più “felice” del disco si chiama Funerale. Anche la chiusura è insolita: è un disco che prova a farci ridere di tutto, anche delle cose più difficili.

Il cinema

Nell’album ci sono molte atmosfere cinematografiche. Quanto hanno influito le tue esperienze nel cinema sul tuo modo di fare musica?
Tanto, perché per me il cinema è soprattutto un esercizio di pazienza. Quando scrivi un disco sei estremamente solo, e lo dico in senso positivo: sei tu a prendere tutte le decisioni, dalla scrittura alla voce, fino al racconto finale. Hai quindi un controllo molto diretto e, in un certo senso, egocentrico del lavoro. Nel cinema questo non è possibile: nemmeno un regista può permetterselo, perché c’è una squadra di professionisti che costruisce insieme una visione più ampia e complessa.

Per me, ritrovarmi a dare la voce a un personaggio che non ho inventato, che non conosco fino in fondo, in una storia di cui non so l’esito, è stato un grandissimo esercizio di empatia. Non so dire con certezza se quell’esperienza sia entrata direttamente nel disco. Forse sì, ma in modo inconscio: quell’esercizio di empatia mi ha permesso di avvicinarmi anche a una dimensione più teatrale nella scrittura musicale.

Mentre lavoravo a questo disco stavo anche girando un film in Francia con Marion Cotillard. Era quasi surreale: uscivo dal set e andavo a scrivere un disco che invece era una commedia. Sono due mondi completamente diversi, ma quell’esperienza mi ha permesso di fare viaggi emotivi più liberi, senza troppe paranoie.

Il film Roma elastica di Mandico porterà tra l’altro una delle poche voci italiane a Cannes: che esperienza è stata e quanto il cinema potrà contare nel tuo futuro?
La speranza è che continui a esserci, nella misura in cui continuino ad arrivare progetti di questo tipo. Sono un grande fan del regista: quando ho visto Les Garçons sauvages sono impazzito. Mi piace moltissimo la sua visione. Lavorare con lui è stato stupendo. Poi ritrovarmi in un film con Marion Cotillard è qualcosa di surreale: è come chiedermi “com’è duettare con Mina?”.

Non ho una risposta razionale, perché mi sentivo quasi un impostore, senza capire perché tutti fossero così sicuri di quello che stavamo facendo. Però è stato bellissimo, soprattutto perché il film racconta l’italianità da uno sguardo non italiano. È una visione forte, e spero che il pubblico possa accoglierla e comprenderla.

Cosa puoi anticipare dei prossimi live?
Dal vivo stiamo costruendo uno spettacolo coerente con questo progetto: ci sarà un impianto scenografico importante, perché in una commedia musicale la scena è parte integrante del racconto. Non voglio anticipare troppo, ma sarà fondamentale. Negli anni ho portato in giro spettacoli che definisco così, anche se forse è presuntuoso: sono concerti mascherati, perché contengono una componente teatrale, una narrazione, un’evoluzione che li avvicina più alla prosa che al concerto tradizionale.

Per me non esiste una vera separazione tra musica, teatro o cinema: sono un’unica cosa. Cambia solo la lingua con cui racconti la stessa storia. Come parlare in italiano, inglese o francese: il contenuto resta, cambia il modo. In questo disco, che si intitola Commedia musicale, il teatro diventa esplicito, dichiarato. È una fusione ancora più evidente tra questi linguaggi.

Le date instore e i prossimi live

Saranno cinque gli appuntamenti instore durante i quali Michele Bravi presenterà il nuovo album:

  • 17 aprile – Firenze, Galleria del Disco – ore 15.00
  • 20 aprile – Milano, Mondadori Duomo – ore 17.30
  • 21 aprile – Bologna, SEMM ore 14.30
  • 22 aprile – Roma, Mondadori Galleria Alberto Sordi – ore 17.30
  • 24 aprile – Napoli, Mondadori Galleria Umberto – ore 15.00

A maggio, poi, prenderà vita il Commedia Musicale Tour, prodotto da Vivo Concerti. Qui il calendario in aggiornamento:

  • 19 maggio – Mestre (VE), Teatro del Parco data zero SOLD OUT
  • 22 maggio – Milano, Auditorium Fondazione Cariplo
  • 24 maggio – Roma, Teatro Olimpico

Foto M. Balletti

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