È disponibile il nuovo episodio per Supernova, podcast di Alessandro Cattelan, che questa volta accoglie uno dei progetti musicali italiani più riconoscibili a livello globale: Il Volo. Il trio composto da Gianluca Ginoble, Piero Barone e Ignazio Boschetto torna a raccontarsi in un’intervista che ripercorre i momenti chiave della loro carriera, tra successi internazionali, dinamiche interne e nuove sfide artistiche.
Nel corso della conversazione, i tre artisti riflettono sul percorso che li ha portati a imporsi ben oltre i confini italiani, conquistando un pubblico trasversale e consolidando una presenza costante sui palchi internazionali. Alla base del loro successo, spiegano, c’è sempre stata una direzione chiara: la ricerca della qualità e la volontà di crescere, sia come singoli artisti sia come gruppo.
La grande lezione che mi hanno insegnato è l’essere una squadra, come una famiglia. Bisogna riconoscere le proprie potenzialità e i propri limiti, imparare a delegare, senza sentirsi inferiori o superiori, e dove non arriva uno arriva l’altro.
Il Volo
Un approccio che negli anni si è tradotto in una maggiore consapevolezza delle dinamiche interne e nella capacità di valorizzare le caratteristiche di ciascun membro.
Se agli inizi la gestione delle parti vocali era più rigida, oggi il processo creativo è diventato più fluido e naturale. “All’inizio c’era questa cosa di dividere tutto equamente. Però mancava l’esperienza, il conoscersi davvero. Se riconosci i tuoi limiti, fai la divisione del brano in due secondi. Adesso, infatti, il confronto non si focalizza più su chi deve cantare quale parte, ma su cosa proporre nel concerto o, per esempio, se fare più brani da solista o duetti”, raccontano.
Una maturità artistica che si riflette anche nella costruzione dei live, sempre più centrati sull’equilibrio tra identità individuale e armonia collettiva.
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Le sfide dell’identità internazionale
Nel dialogo emerge anche un aspetto meno noto ma significativo del loro percorso: la difficoltà, soprattutto nei primi anni, di affermare un’identità distintiva a livello globale. “C’è stata una cosa che abbiamo sofferto i primi anni e, in parte, ancora adesso. Esiste un gruppo che si chiama Il Divo che è molto conosciuto in Sud America, e ha avuto molto successo. Diverse volte è capitato che ci scambiassero con loro, quindi, se potessi tornare indietro, forse cambierei il nome”. Un tema che evidenzia quanto, anche per artisti affermati, la costruzione del brand artistico sia un elemento centrale, soprattutto in contesti internazionali.
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