Nicolò Filippucci, lungo le strade di ‘Un posto dove andare’: “Alla scoperta di me stesso”

Un disco educato, di quelli che non urlano (cosa rara in tempi che ci gridano in faccia di tutto, nella musica e non solo). Così ci suona, fin dal primo ascolto, Un posto dove andare, album di debutto di Nicolò Filippucci che quel garbo lo dimostra anche nell’attitudine verso gli altri e il mondo. A dimostrazione che c’è ancora spazio per raccontarsi senza sovrastare e per comunicare senza alzare i toni.

Questo non significa essere meno efficaci, tutt’altro. È forse un pregio che proprio per la sua  infrequenza diventa una cifra stilistica che può portare lontano. Intanto si parte da dieci tracce –fra le quali Laguna con cui Nicolò ha vinto Sanremo 2026 nella sezione Nuove Proposte e il recente singolo Tutte le ragazze vogliono canzoni d’amore – che sono altrettante cartoline di momenti vissuti in un anno che ha cambiato vita e prospettive del giovane artista.

Nell’ordine, infatti, ci sono stati prima Amici, poi Sanremo Giovani e infine il Sanremo all’Ariston da cui Filippucci è tornato con l’ambitissimo leone appoggiato a una palma.

Al di là della vittoria, che chiaramente ha coronato tutto il percorso, hai vissuto la settimana di Sanremo esattamente come speravi o è andata diversamente da come la immaginavi?
Devo dire che è andata anche meglio del previsto.

Vuoi dire che eri pronto al peggio?
Sì, veramente (sorride, ndr). Non sapevo cosa aspettarmi e quindi uno si prepara al peggio per non restare ancora più deluso. Invece è stata una settimana bellissima. Il mio obiettivo era godermela dal primo all’ultimo momento e così è stato. Affrontarla con questa mentalità mi ha aiutato tantissimo. Ovviamente è una settimana molto impegnativa, quello sì, però in un certo senso me la sono goduta davvero. Ho ricordi bellissimi e la rifarei volentieri.

Laguna è stato il primo biglietto da visita del tuo primo album. Che cosa fotografa questo disco di te, come artista e come ragazzo?
Fotografa sicuramente il Nicolò di adesso, quello che sto vivendo oggi. Sono in una fase molto sperimentale e creativa, sto cercando di capire il mio percorso, chi sono davvero e cosa vorrò essere in futuro. A me piace molto sperimentare, dare varie sfumature a quello che è il mio genere, cioè il pop. Anche il concetto stesso del disco va in quella direzione: c’è una strada principale, che è quella più pop, ma poi ci sono tante stradine laterali, che rappresentano tutte le sfumature che si possono aggiungere.

Ascoltando Un posto dove andare, ho pensato subito che è un disco che non urla. Oggi siamo circondati anche in musica da voci che urlano addosso, ci gridano in faccia. Il tuo disco invece ha un garbo raro. Ti riconosci in questa lettura?
Sì, anche se non ci avevo pensato in questi termini. Semplicemente ho cercato di raccontarmi per quello che sono, di interpretare le canzoni secondo la persona che sono io. Quindi sì, racconta una parte della mia vita e della mia storia.

🔍 Levante annuncia il tour estivo 2026: dieci nuove date live in attesa del nuovo album

In questo senso è uno specchio molto sincero di quello che sei.
Sì, assolutamente. Ti ringrazio, anzi.

Musicalmente ci sono stati artisti o mondi di riferimento?
Sì, diversi tanto che ogni pezzo ha una sua reference specifica. In generale, mi piace prendere ispirazione da artisti come Benson Boone o Raye. Poi sono cresciuto con giganti assoluti come Freddie Mercury, Michael Jackson, un immaginario molto internazionale, anche se ascolto anche molta musica italiana.

Il titolo, che non corrisponde a nessuna traccia, come è nato? Nel senso: è più un’affermazione o una domanda, un ricerca?
Più una ricerca. Racconta proprio la ricerca di sé stessi, capire chi sono io come artista ma anche come persona. C’è una strada un po’ tracciata, ma devo ancora capire bene dove svoltare. E il disco rappresenta proprio questo: è molto vario, pieno di differenze, quasi ogni traccia ha un’identità diversa. Quindi quel posto dove andare è ancora in parte ignoto.

Con la solitudine, invece, che rapporto hai?
Bello, devo dire. Sono una persona a cui piace stare da sola. Dipende, certo, a volte sì, a volte no, però sto molto bene da solo. Anzi, spesso è lì che arriva più creatività. Soprattutto la sera che è un momento più riflessivo. Tutto rallenta e vengono fuori pensieri, riflessioni…

Che magari annoti?
Sì, spesso sì! Ho le note del telefono piene di appunti sparsi, frasi, cose che magari nemmeno hanno un senso immediato.

E con la natura, invece, che rapporto hai?
Bellissimo. Ho avuto la fortuna di nascere in un posto immerso nel verde, quindi per me è qualcosa di molto naturale. Anche la copertina – scattata su un pontile del Lago di Garda – un po’ lo racconta. E ho anche un rapporto fortissimo con l’acqua che, infatti, insieme all’azzurro è molto centrale nel disco. Anche perché ho giocato per dieci anni a pallanuoto, quindi praticamente vivevo in acqua!

Quindi vivere in una grande città come ti fa sentire?
Sto bene a Milano, ovviamente. C’è più rumore e meno verde rispetto all’Umbria, però offre anche molte più possibilità lavorative. Quando posso, però, torno molto volentieri nella natura umbra.

Allo scoccare della mezzanotte tra il 9 e il 10 aprile, quando il disco diventerà di tutti, cosa ti auguri che raccolga chi lo ascolterà?
Spero che ognuno possa ritrovarsi un po’ nella mia storia. Per me ogni canzone rappresenta un luogo, non necessariamente fisico: può essere uno stato d’animo, un’emozione. Mi piacerebbe che ciascuno trovasse il proprio posto dentro queste canzoni.

Gli instore e il live a Milano

Proprio nel giorno di uscita del disco, prende il via l’instore tour di Nicolò durante il quale incontrerà i fan e presenterà il nuovo progetto. Queste le date:

  • 10 aprile – Lonato (BS), CC Il Leone Shopping – H 17:30
  • 11 aprile – Milano, Merlata Bloom – H 17:00
  • 14 aprile – Corciano (PG), CC Quasar Village – H 18:00
  • 15 aprile – Napoli, Feltrinelli Stazione Centrale – H 17:30
  • 16 aprile – Roma, Discoteca Laziale – H 18:00
  • 17 aprile – Pomezia (CM), CC Sedicipini – H 18:00

Ma c’è un altro importante appuntamento per il pubblico: il 13 aprile Filippucci è atteso sul palco dei Magazzini Generali di Milano per LA PRIMA VOLTA INSIEME. I biglietti saranno disponibili su TicketOne e punti vendita abituali.

Guarda l’intervista video completa


Immagini via ufficio stampa

Un pensiero riguardo “Nicolò Filippucci, lungo le strade di ‘Un posto dove andare’: “Alla scoperta di me stesso”

Rispondi