Lorenzo Mirandola, ingegnere ambientale e divulgatore conosciuto sui social per i suoi viaggi alla ricerca dell’aurora boreale, racconta la sua esperienza nel libro Quando il cielo si accende – La mia vita a caccia di aurore boreali, in uscita per Rizzoli il 27 ottobre. L’opera, già disponibile in preorder online, intreccia autobiografia e fotografia per accompagnare i lettori nelle notti artiche, tra attese, spostamenti e incontri con uno dei fenomeni naturali più affascinanti.
Con oltre 600 mila follower su Instagram, Mirandola ha trasformato la passione per l’aurora in un lavoro, facendo della Lapponia e della natura artica il centro della propria vita. Il libro racconta questo percorso attraverso aneddoti, racconti di viaggio, curiosità e approfondimenti tecnici, spiegati con un linguaggio accessibile. L’obiettivo è avvicinare il pubblico al fenomeno e fare chiarezza sulle convinzioni errate che spesso circolano online.
“All’interno dell’opera non mancano anche incursioni tecniche, sempre con un linguaggio chiaro e comprensibile, per avvicinare tutti a questo fenomeno del cielo unico, cercando di fare chiarezza anche su falsi miti, credenze e fake news sull’aurora“, spiega Mirandola.
Uno dei concetti al centro del volume è che l’aurora boreale non si aspetta, si insegue. Avvistarla, infatti, non dipende soltanto dalla destinazione scelta: sono determinanti le condizioni meteorologiche, la copertura nuvolosa e la capacità di individuare il momento e il luogo più favorevoli.
Mirandola affronta anche alcuni dei falsi miti più diffusi, come l’idea che la luna piena impedisca l’avvistamento o che sia necessario un indice Kp sempre elevato. Il libro offre così uno sguardo che unisce esperienza sul campo e divulgazione, per comprendere meglio un fenomeno tanto spettacolare quanto imprevedibile.
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Accanto al racconto personale, Quando il cielo si accende invita a seguire le proprie passioni e a trovare il coraggio di trasformarle in un progetto di vita. Un viaggio tra immagini e parole che restituisce la meraviglia dell’Artico e ricorda quanto la natura possa sorprendere anche quando ogni previsione sembra indicare il contrario.