Francesca Michielin racconta ‘Magia Bianca’: “Un incoraggiamento a essere se stessi”

Francesca Michielin inaugura un nuovo capitolo della sua carriera con Magia Bianca, album disponibile dal 12 giugno per Columbia Records/Sony Music Italy. Un progetto che segna un’evoluzione artistica netta e consapevole, in cui la cantautrice ha fatto confluire passioni e interessi coltivati da sempre. C’è il mondo del fantasy, la storia, le suggestioni dell’irrazionale, la caccia alle streghe, il folklore e la cultura pop contemporanea. Tutto in un racconto sonoro coerente e immersivo.

Un concept album nato in poco tempo ma che mette a frutto un lungo percorso di studio. Ed è curioso che, per presentare il progetto, Francesca abbia scelto di salire sul palco del MI AMI Festival con lo pseudonimo di Costanza D’Este… ne abbiamo parlato con Michielin alla vigilia dell’uscita del disco.

Un album scritto in poco tempo, dicevi. Come è stato il lavoro sul concept?
Con l’Arena di Verona ho sentito di essere riuscita a portare a termine un’impresa che per me è stata molto importante e mi ha riempito di gratitudine. A quel punto pensavo che mi sarei fermata un po’ di tempo invece è arrivata quest’ispirazione fortissima che non provavo da tanto tempo e che mi ha portato a voler provare a raccogliere dei pezzi che sentivo di stare perdendo. E questi pezzi riguardano quel senso di comunità e recupero anche dell’anima folklorica, irrazionale, un po’ mistica, che abbiamo tutti perso.

Viviamo in un momento storico che, oltre a essere molto complicato e denso di notizie brutte, è un momento in cui, come dico nella traccia apripista 1484, c’è finto ordine ma una vera guerra, in cui tutto sembra molto appiattito e ordinato, ma in realtà regna il caos.

Donne, streghe e libertà

Partiamo allora proprio dalla prima traccia. Che cosa rappresenta 1484?
È una dichiarazione d’intenti, come a dire: “Che male vi può fare un po’ di magia?”. Certo, sarebbe stato più comodo fare la dama di corte, conformarsi e vivere dentro uno schema prestabilito, per essere rassicurante anche nei confronti degli altri. Ma credo che questo non sia il ruolo dell’artista. E non è questo il ruolo della strega, perché la strega, di fatto, stride. Lo fa per definizione etimologica. “1484” parla del desiderio di abbandonare questo mondo di oscurità, di guerra, di noia, che è “piacevole come una sberla, come dico nella canzone. Per abbracciare di nuovo quell’irrazionale, quella magia che in qualche modo non è più concessa.

Ci viene chiesto di vivere in quello che definisco nell’album un tecnofeudalesimo, in cui siamo tutti un po’ servi della gleba e vassalli. E allora, la canzone desidera ritornare alla magia e tutto questo disco è una celebrazione dell’irrazionale come risorsa per vivere la vita e il presente. C’è costantemente questo scombinare i piani temporali e, in realtà, il tardo Medioevo diventa un pretesto per parlare dei giorni nostri e di tutti i problemi che ci sono.

1484 è proprio una data storica essendo è l’anno in cui inizia ufficialmente la caccia alle streghe con la bolla papale di Papa Innocenzo VIII. Quindi c’è questa provocazione: citare un momento storico preciso per parlare di quello che stiamo vivendo oggi.

1984 è stata anche la prima traccia che hai scritto di questo album?
No, la prima è stata “Il canto delle Anguane” che sono le streghe d’acqua, e sono state le prime figure a cui ho pensato nella scrittura di questo progetto. Nella ricerca che ho fatto per celebrare la femminilità alternativa, quella streghesca appunto, sono figure che si oppongono alla femminilità conformata e alla visione maschile controllante. Le Anguane non le puoi controllare perché sono inafferrabili.

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E la dimensione insondabile è qualcosa che da sempre ci affascina come comunità, ma di cui parliamo sempre meno. Adesso viviamo in un momento di finto raziocinio: è come se avessimo bisogno di un ordine che ci rassicura. Non è un caso che in un momento storico di guerra, di imposizione e di austerità, ci siano artisti come Rosalía per esempio che fanno dischi di profondissima spiritualità.

Le Anguane, dicevo, sono figure pazzesche, autonome, donne che sanno fare un sacco di cose. Ma proprio perché sanno fare un sacco di cose e sono fuori dal controllo maschile, diventano pericolose, diventano cattive, diventano figure da evitare».

E chi è, invece, Costanza d’Este (pseudonimo con cui hai recentemente calcato il palco del MI AMI)?
Quello che voglio fare con questo disco non è sostituirmi alla figura della strega, ovvero non voglio impersonificare per forza le cose che racconto. In questo disco mi sento piuttosto un bardo, o una barda se esiste il femminile. Racconto le storie di Costanza d’Este, che è questa dama di cui parlo in “Una donna non può”, delle Anguane, della ragazza fera e di tante figure che cercano il proprio spazio nel mondo. Io questo disco l’ho scritto proprio per incoraggiare le persone a sentirsi libere di essere loro stesse.

Mi rendo conto che per molti sarà destabilizzante, a partire dal mio stesso mio pubblico che in questo momento è diviso anche sul singolo Strega Comanda: ho letto diversi commenti e c’è chi scrive che gli manca la Francesca di una volta…  Questo fa parte del gioco e destabilizzare fa parte anche dell’essere streghe. L’importante è che chi ascolta capisca che si può avere il coraggio di uscire dai binari e far deragliare il treno, come dice Jude Doyle in Spezzate. Le donne che escono dal seminato vengono considerate delle pazze furiose, però abbiamo bisogno anche di donne così e io cerco di raccontarle in queste mie canzoni».

È stato il disco più divertente che hai fatto?
Sì, senza dubbio: mi sono divertita tantissimo. Soprattutto mi sono divertita con la voce, e quella è una grande forma di libertà. Quando vieni riconosciuta per un certo tipo di vocalità e di timbro, il fatto di dire: canto lirico, in fry, stridulo, poi con la laringe abbassata… avevo proprio voglia di riconnettermi anche con la dimensione del gioco. Secondo me è una cosa che noi cantanti abbiamo all’inizio e poi perdiamo. Ma in questo disco ho voluto buttarmi usando la voce in modi diversi.

Una nuova Francesca

Ripensando al tuo ultimo Sanremo, trovo una Francesca diversa anche nell’approccio alla musica. Potremmo definire questo album come una forma di catarsi per te?
Ti confesso che ho parlato di questa situazione di Sanremo con una persona un po’ “magica”, che pratica la medicina cinese. Dopo l’intervento che al rene, stavo malissimo e l’agopuntura mi ha aiutato stata molto bene. Così, quando mi sono rotta la caviglia, sono andata da questa persona e mi ha detto una cosa: «Se ti si rompe la caviglia destra significa che ci sono delle cose che non puoi più sopportare, delle cose che non puoi più continuare a vivere in quel modo lì.

Il tuo corpo ti dice: io questo peso non lo reggo più». Ovviamente non è solo per quello, perché sono caduta, sia chiaro. Però ho provato a darle un’interpretazione spirituale a fronte di due momenti difficili della mia vita, ovvero la pubblicazione di un disco in piena pandemia e poi l’operazione al rene che mi ha tenuta ferma per un po’ di tempo. Ecco, avevo la sensazione di aver perso tempo, di aver buttato via occasioni e opportunità.

Ho iniziato a vivere lo studio con una sorta di FOMO, l’ansia di dover fare la canzone giusta. Continuavo a ripetermi questa cosa: non posso più sbagliare, non posso più cadere, non può più succedermi nulla di negativo, altrimenti fallisco per sempre. E con questa pressione facevo le cose che dovevo fare, ma non sempre quelle che sentivo di fare. Ero molto più razionale. Dopo Sanremo ho detto basta.  

Ha contato anche la soglia emotiva dei 30 anni?
Secondo me sì, sono stati tanti cambiamenti insieme per cui mi sono detta che o la va o la spacca. Mio padre, poi, mi ha detto una frase molto importante: “Io ti auguro nella vita non di non sbagliare più o di non fallire più, ma che quando sbaglierai o fallirai tu possa dire: l’ho scelto io”. Essere felici di quello che fai non significa essere sempre sereni e che vada tutto bene. Significa essere entusiasti perché senti che è la cosa giusta per te, al netto di tutto e di tutti. Questa consapevolezza mi è arrivata di colpo, ma secondo me era già la punta dell’iceberg: sotto si stava già muovendo qualcosa.

Da Francesca in poi è come se, entrando in studio, non sentissi più quell’ansia. Adesso entro e faccio quello che sento di dover fare. E se percepisco pressione, me ne vado. Oggi mi chiudo in studio perché c’è qualcosa che arde dentro di me e devo tirarlo fuori. Altrimenti non ha senso.

Quanto, in questo percorso, è stato importante il sostegno delle persone a te più vicine?
La mia famiglia mi ha aiutato tantissimo in questo disco, perché comunque i miei genitori, da quando sono piccola, mi hanno sempre incoraggiata a fare questo lavoro nella maniera in cui mi sentivo di farla. Quindi non c’è mai stata questa pressione sul risultato e questa è importante per me.

A proposito di famiglia, sui social è uscita la notizia di un matrimonio in vista: cosa hai voglia di condividere in merito? Ti ha dato fastidio leggerne?
Mi ha un po’ spiazzato il modo in cui è stata veicolata…. Ci sono proprio i feticisti dell’albo pretorio! Persone che vanno a controllare chi si sposerà… è un albo pubblico, quindi chiunque lo può vedere, ma non pensavo sinceramente che uscisse. Sono molto riservata sulle mie cose e avrei voluto comunicarlo coi tempi che desideravo io. Però, insomma, l’hanno detto, e va bene. È una cosa bella. Diciamo che, quando sarà, pubblicherò io le foto ufficiali.

Tornando alla musica, nel tuo futuro prossimo ci sono anche i live. Come sarà il tour?
L’estate mi vedrà impegnata con il tour Strega Comanda in cui i colori saranno protagonisti sul palco. Chi vorrà potrà vestirsi del nostro stesso colore scelto di data in data. Siamo partiti con il bianco e, in generale, c’è tanta voglia di giocare, di sperimentare anche con il make-up e con i vestiti. Questo progetto sposa anche quella che è la cultura camp, ovvero l’essere stravagante, esagerato, scomposto e con un’estetica clean.

Le date dell’estate avranno un impianto, diciamo, duplice, con più formazioni sul palco, più arrangiamenti e più scalette. Il tour teatrale, invece, sarà un micro-musical, con una divisione in atti e una scenografia d’impatto, perché ci tengo a valorizzare l’esperienza teatrale in modo che abbia una sua valenza. Se in questo tour estivo ci saranno già due versioni differenti degli stessi pezzi, a teatro ce ne saranno ancora di nuove. Amo riaggangiare e produrre i miei brani, a seconda dell’esigenza, perché per me rimane il divertimento più grande.

Il calendario live 2026

Parallelamente all’uscita dell’album, Francesca Michielin incontrerà il pubblico con una serie di appuntamenti instore nelle principali città italiane, prima di tornare dal vivo con Strega Comanda Summer Tour, la tournée estiva prodotta da Vivo Concerti che attraverserà l’Italia da nord a sud. Un percorso che proseguirà poi nei teatri italiani nell’autunno 2026, portando sul palco il nuovo progetto in una doppia veste, tra set acustici e concerti full band.

Strega Comanda Summer Tour 2026

  • 11 giugno – Casal Bordino (CH), Piazza Giovanni Paolo I
  • 5 luglio  – Paesana (CN), Suoni del Monviso
  • 18 luglio– Belluno, Dolomiti Arena
  • 2 agosto – Gliaca di Piraino (ME), Estate Piraino 2026
  • 5 agosto– Gressoney-La-Trinité (AO), Località Sant’Anna – Da Aosta ai 4Mila
  • 8 agosto – Gavorrano (GR), Teatro delle Rocce
  • 12 agosto – Agerola (NA), Festival sui Sentieri degli Dei
  • 19 agosto – Stelletanone di Laureana di Borrello (RC), Piazza Santa Maria della Minerva
  • 29 agosto – Roseto degli Abruzzi (TE), Piazza Filippone Thaulero

Tour nei Teatri 2026

  • 8 novembre – Trento, Auditorium Santa Chiara (Data Zero)
  • 11 novembre – Venezia, Teatro Malibran
  • 13 novembre – Torino, Teatro Colosseo
  • 15 novembre – Ancona, Teatro delle Muse
  • 16 novembre – Firenze, Teatro Verdi
  • 20 novembre – Bari, Teatro Petruzzelli
  • 22 novembre – Bologna, Europauditorium
  • 23 novembre – Trieste, Teatro Rossetti
  • 25 novembre – Padova, Gran Teatro Geox
  • 28 novembre – Roma, Teatro Conciliazione
  • 1 dicembre – Milano, Teatro Arcimboldi
  • 3 dicembre – Napoli, Teatro Augusteo

Guarda la clip video di presentazione

Foto di Laura Salerno via ufficio stampa

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