Cosmo torna con un nuovo capitolo discografico: La Fonte, in uscita venerdì 17 aprile per Columbia Records / Sony Music Italy / 42 Records, già disponibile in preorder in diversi formati. Da artista da sempre lontano da etichette rigide, Cosmo prosegue il suo percorso creativo indipendente con un progetto che nasce da un’urgenza precisa: tornare all’origine. Non per nostalgia, ma come gesto di esplorazione e riscoperta.
Scritto, prodotto e suonato insieme ad Alessio Natalizia (Not Waving), l’album è composto da 11 tracce – tra cui i singoli già pubblicati Ciao e Incanto – e rappresenta il secondo capitolo del sodalizio artistico iniziato con Sulle ali del cavallo bianco (2024).
A qualche giorno dalla pubblicazione del progetto, incontriamo Cosmo con cui ascoltiamo i nuovi brani-
Qual è la cifra che caratterizza La Fonte?
Lavorando a questo disco, rispetto a Sulle ali del cavallo bianco, ci siamo accorti che lo stato emotivo era diverso. Se prima c’era uno struggimento molto forte, qui invece i sentimenti si erano un po’ sedimentati; il mood è cambiato proprio per questo. C’è stata la voglia di sviluppare alcune intuizioni: spesso quello che faccio in un disco nasce da cose che avevo solo sfiorato nel precedente. È come se andassi a ingrandire qualcosa che avevo appena accennato.
In fondo anche l’idea della “fonte” era già presente nel disco precedente, e qui abbiamo scavato ancora più a fondo. Paradossalmente, per certi versi sembra quasi un prequel: torna alla canzone italiana, alla semplicità dei sentimenti e al modo diretto di esprimerli.
In questo caso su cosa ti sei focalizzato?
Per La Fonte c’era il desiderio di approfondire la direzione cantautorale in maniera più consapevole, quasi come una ricerca artistica: vedere cosa succede portando avanti quel tipo di scrittura. Dopo La terza estate dell’amore ho sentito sempre più l’esigenza di lavorare su movimenti armonici più complessi, su melodie più “classiche”.
Se in passato mi ero un po’ limitato, scegliendo strutture più minimali, anche molto techno, magari con uno o due accordi per canzone. Questa volta volevo esplorare di più quella dimensione. Poi c’è anche un aspetto personale: ho 44 anni e mi piaceva l’idea di giocare con queste cose.
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Qual è stato il punto di partenza nella tua esplorazione?
Con Alessio Natalizia, con cui lavoro dallo scorso disco, avevamo in mente riferimenti italiani – da Lucio Dalla a Luca Carboni – e anche alcune cose straniere. Per esempio, il primo pezzo lo avevamo provvisoriamente chiamato “Bad Bunny”, perché l’idea era ispirata a quel mondo, anche se poi il risultato finale è completamente diverso. Ma funziona così: parti con un faro, lo segui e poi inevitabilmente ti perdi, ed è giusto così. Nella nostra testa questo disco è il seguito di Sulle ali del cavallo bianco, ma in un certo senso è anche un ritorno all’origine.
Una delle idee di partenza era proprio quella di togliere le ritmiche dance e parlare più al corpo attraverso ritmiche black. Oppure, come nel pezzo successivo – che è forse il più dritto del disco, Ogni giorno / ogni notte – lavorare su ritmi lenti, quasi balearici. Se c’è un ballo in questo disco, ce lo siamo immaginati lento, sensuale. Infatti il disco esplora molto di più una dimensione sensuale rispetto ai linguaggi più martellanti, più techno, che avevo usato in passato.
E pensi di approfondire ulteriormente o virare verso altro ancora a questo punto?
Non è uno stile in cui mi fermerò anzi, per il futuro stiamo già andando in direzioni molto diverse, però in questa fase volevo assecondare anche questa parte di me. Dal vivo sono sempre molto energico, fisico… e stavolta mi sono anche concesso di prendere un attimo di respiro.
Che tipo di uso hai fatto, invece, dell’autotune?
Lo abbiamo usato davvero a profusione. È qualcosa che avevo iniziato a sperimentare ma qui l’abbiamo proprio sdoganato; non so esattamente perché, ma avevo voglia di uscire dalla mia zona di comfort. Abbiamo anche giocato con uno stile più urban: per esempio in Totem e tabù si sente un’ispirazione quasi trap o comunque più legata a un mondo urban e soul.
Non manca lo sguardo alla società o comunque a ciò che ci circonda.
La fine è l’unico brano in cui emerge in modo più esplicito un elemento politico. Siamo in un periodo storico in cui sembra andare tutto a rotoli e mi sono chiesto perché avessi fatto un disco con così poca politica, considerando anche quanto mi espongo su certi temi. La risposta che mi sono dato è che, per me, questo disco è stato una forma di terapia. Avevo bisogno di questi suoni, di coccolarmi un po’, proprio perché viviamo tempi così ruvidi. E forse, senza volerlo, ho dato anche agli altri qualcosa di cui io stesso avevo bisogno: qualcosa che accarezzasse un po’.
In quel brano, però, qualcosa viene fuori. Ci sono frasi emblematiche, tipo “il mare si sta alzando” o “il mare alza la voce”. E riflettevo sul fatto che, per quanto le cose possano andare male nella storia umana, la parola “fine” non la mette mai davvero il male. C’è sempre qualcosa che resiste, che non si arrende. Questa è la forza che, almeno per me, dà senso anche a momenti come questi.
L’idea, invece di portare live La Fonte di mattina come nasce?
Quando mi sono ritrovato l’album tra le mani, ho pensato: “Questo è il disco giusto per sperimentare anche un formato diverso di live”. L’idea iniziale era ancora più radicale: fare concerti in settimana alle 8 del mattino e poi un after party nello stesso luogo fino alle 4 o 5 del pomeriggio, quasi a “occupare” il tempo del lavoro tradizionale. Immaginavo che, annunciandolo con anticipo, le persone potessero prendersi ferie e vivere questa esperienza.
Poi però la mia agenzia mi ha fatto notare che era un’idea un po’ rischiosa… Quindi abbiamo rivisto il progetto: alla fine i concerti saranno nel weekend, il sabato e la domenica mattina, e solo nella formula del live, senza after party. Ma non chiamatelo soft clubbing, modello in cui non credo: mi dissocio dall’idea di rendere apollineo quello che fai di notte portandolo nella dimensione del giorno. Il mio show sarà un’altra cosa.
Date live – La Fonte Matinée Tour 2026
- 24 maggio – Milano, MI AMI Festival
- 02 giugno – Firenze, Decibel Presents
- 05 luglio – Cesenatico (FC), Acieloaperto Festival
- 12 luglio – Bard (AO), Forte di Bard
- 12 agosto – Lamezia Terme (CZ), Color Fest
- 15 agosto – Ostuni (BR),Locus Festival
Foto di Matteo Strocchia
Un pensiero riguardo “Cosmo presenta il nuovo album ‘La Fonte’: “Una forma di terapia””