È disponibile da oggi, 30 gennaio, su tutte le piattaforme digitali Tana, primo album ufficiale di Angelica Bove, pubblicato per Atlantic Records / Warner Music Italy. Un debutto che arriva in un momento cruciale del suo percorso artistico in vista della partecipazione, fra le Nuove Proposte, al Festival di Sanremo 2026. In gara con Mattone, la giovane cantautrice presenta un progetto musicale personalissimo in cui è affiancata da Federico Nardelli, direttore artistico e co-autore di tutti i brani insieme a Matteo Alieno e alla stessa Angelica.
Il risultato è un disco che sceglie la strada della sperimentazione misurata, puntando su arrangiamenti essenziali, strumenti reali e una produzione che lascia spazio alle emozioni. Cantautorato e suggestioni soul contemporanee convivono in un racconto coerente, intimo e fortemente riconoscibile.
Le tue canzoni sono molto autobiografiche, come vivi la scrittura?
La mia intenzione è portare la mia storia, in questo disco e in quello che ho in mente per il futuro prossimo. E forse per sempre… che ansia questa parola, per sempre. Magari dopodomani vado a vendere pannocchie, eh! (sorride, ndr) Sento proprio l’esigenza di raccontare la mia vita. Più che una voglia, è un’esigenza. A volte mi mette anche un po’ d’ansia, l’idea di espormi così tanto, ma mi viene naturale. E poi sono sostenuta da Matteo e Federico, che aiutano questo flusso di coscienza e lo trasformano in musica. Questo rende tutto possibile.
Un tema frequente è quello della solitudine. Cosa rappresenta per te? Isolamento, fuga dai social o qualcosa di più intimo?
Sì, è presente un po’ in tutti i pezzi, perché oggi per me è l’unico strumento che conosco di autodifesa dal mondo esterno. Già dentro di me c’è tanta confusione, fuori ce n’è altrettanta. Quindi l’isolamento e la solitudine sono spesso una difesa, una cosa che cerco tanto.
E poi si avverte anche molta inquietudine: ti senti in qualche modo una voce della tua generazione?
Non so se me la sento di attribuirmi un ruolo così importante come quello di portavoce. Non me la sento proprio: devo ancora capire chi sono e cosa devo fare. Lascio quel ruolo a chi ha più coraggio. Sull’inquietudine: sicuramente è un privilegio essere ascoltati. E l’idea che qualcuno, ascoltandomi, si senta meno solo, anche solo vicino a me nel dolore o nell’inquietudine, è un onore enorme. Ci rende tutti più umani, più vicini.
Dal punto di vista sonoro il disco è molto contaminato: cantautorato, richiami agli anni ’70, soul moderno, soprattutto nell’approccio vocale. Quali riferimenti vi hanno guidato nella scrittura e negli ascolti?
Diciamo che questo disco, musicalmente e sonoramente parlando, non è nient’altro che un flusso naturale di esigenze. A partire dalla mia, che era quella di cantare la mia storia. Se parliamo di soul, io lo leggo più come un grande bisogno di esprimermi e di farlo cantando. Federico Nardelli, invece, con la sua grandissima cultura musicale — che io non ho come lui, neanche un briciolo — aveva questa esigenza di creare quel tipo di suono.
La cosa meravigliosa è che da subito quel suono è diventato casa mia, pur essendo assolutamente nuovo per me. Quando ci siamo incontrati la prima volta lui mi aveva parlato delle sue idee di direzione artistica e io mi sono fatta trasportare, mi sono affidata totalmente. Ho fatto benissimo, non me ne pento, anzi: se potessi tornare indietro e rivivere tutto, lo rifarei. È stato magico. Poi con l’unione di Matteo Alieno, con la penna, loro due sono stati un po’ un colpo di fulmine anche tra di loro. È stato tutto un flusso naturale, una bella botta di vita e di voglia di esprimersi: mia, di Federico e di Matteo.
🔍 Lettera a mia madre: Serena Brancale a Sanremo 2026 con l’intima ‘Qui con me’
Fra le tracce Antipatica incuriosisce molto, soprattutto perché non sembri affatto antipatica. Da dove nasce questo brano?
Intanto grazie. Antipatica non parla tanto di me, ma del giudizio dell’altro. È un simbolo del giudizio del mondo. Nei miei giovanissimi 22 anni mi sento di dire di aver capito che il giudizio, alla fine, è solo il gusto personale di qualcuno. La canzone racconta il mio modo di affrontare il giudizio con ironia e leggerezza: me ne allontano, me la vivo, me la taglio, come si dice a Roma. È una risposta leggera, ironica e autoironica a chi tende a seguire tante regole, a voler avere tutto giusto e programmato.
Io sono molto poco disciplinata, sono un po’ l’opposto di tutto questo, e spesso mi è capitato di scontrarmi con persone che avevano un approccio alla vita molto diverso dal mio. Antipatica parla proprio di questo: di come rispondo a quel tipo di giudizio.
E poi c’è Lui, che ha un tono molto intimo: a chi pensi quando lo canti?
Ecco, Lui nasce sempre dalle chiacchierate infinite con Matteo, prima ancora di entrare in studio. Rappresenta una ricerca molto inconscia dell’uomo. Mi fa quasi strano parlarne, perché è davvero inconscia, ma a un certo punto, quando certi schemi si ripetono, inizi a guardarti da fuori e a riconoscerli. Parla molto anche della solitudine che, come dicevo prima, per me è ricorrente: una solitudine cercata, ma anche sofferta. Ho un rapporto conflittuale con la solitudine, devo ancora capirla fino in fondo. Forse non devo risolverla, forse va bene così.
Nel brano c’è il mio vizio di cercare una figura che possa colmare dei vuoti, e spesso questa figura diventa un uomo, un amante. Lui parla di quanto amo gli uomini, di quanto li cerco, e di come, alla fine, siano lo specchio di ciò di cui ho bisogno. Sono un rifugio che cerco e che non ho più. Questo è Lui.
Guarda il video dalla conferenza stampa
Crediti Nicholas Fols
2 pensieri riguardo “Aspettando Sanremo, Angelica Bove pubblica ‘Tana’: “Un flusso naturale di esigenze””