Vybes e le fragilità di una generazione nell’album ‘Socialmente utile’: il track by track dell’artista

Uscito lo scorso 19 giugno, Socialmente utile (Artist First) è il primo album di Vybes. Un debutto che sceglie di guardare oltre il semplice racconto autobiografico per trasformarsi in una riflessione più ampia sulla realtà contemporanea, tra esperienze personali, relazioni, identità e temi sociali che toccano da vicino la sua generazione.

Nel disco, Vybes affronta questioni come affettività, famiglia, solitudine, libertà personale, denaro, migrazioni e ricerca di sé, alternando momenti intimi ad altri più osservativi. Il risultato è un percorso che prova a dare voce a dubbi, paure e contraddizioni condivise da molti ragazzi della sua età.

Ho pensato a ogni dettaglio di questo album, curandolo con il massimo impegno. La copertina riprende “La libertà di parola” di Norman Rockwell, un’immagine che per me rappresenta la possibilità di esprimersi liberamente.
È il messaggio che vorrei trasmettere con la mia musica: ogni brano affronta, nel suo piccolo, una tematica sociale che mi sta a cuore.

Vybes

Il progetto arriva dopo il percorso ad Amici, esperienza che aveva già segnato una svolta nel suo cammino artistico con il brano Chiedere aiuto, diventato per molti giovani un punto di identificazione. Nel corso del 2025, Vybes ha continuato a costruire la propria identità musicale raccontando il disagio generazionale, il rapporto con il passato e la difficoltà di trovare un equilibrio nel presente.

Vybes ci accompagna brano per brano dentro il suo primo disco, raccontando la nascita delle canzoni, i significati nascosti e le esperienze che hanno dato forma a Socialmente utile.

🔍 Rapporto SIAE 2025, i concerti trainano lo spettacolo in Italia: superato il miliardo di euro di spesa

Come ti gira 

Primo singolo uscito del disco, è anche il primo pezzo della tracklist. È un brano disilluso con una base estiva. Io la chiamo la mia “non hit estiva”, perché comunque c’è una base di sottofondo molto happy, molto up, con il sax e altri strumenti, soltanto che il testo va un po’ contro la strumentale. Parlo di come mi immaginavo il mondo uscito fuori dal programma, di come sarebbero andate le cose, di come girava il mondo in quel periodo dell’anno in cui ho scritto Come ti gira. Ho deciso di inserirlo come prima traccia perché racchiude un po’ tutto quello che riguarda la società, il “socialmente utile”.

Facevo per tre 

Una ballad che parla del fatto di essere figlio unico, della solitudine dell’infanzia, del rapporto che ho avuto con mia madre e del fatto che ho sentito il peso di non avere un fratello maggiore accanto. Infatti faccio molti riferimenti nel testo, come “la piuma nel davanzale della cucina” e “mamma mi diceva che facevo per tre”, perché mi ha sempre detto che ero un bambino molto agitato, molto energico, insomma “facevo per tre” a casa. È un pezzo a cui tengo tantissimo perché affronto la solitudine, ma in maniera diversa.

Amore animale

Racconta il rapporto tra l’uomo e l’animale, in particolare quello che ho con il mio cane e la pet therapy. Per me è stato davvero d’aiuto avere un’amica a quattro zampe al mio fianco, anche perché mi ha aiutato molto in un periodo in cui sono stato poco bene. Devo davvero tutto al mio cane. Ho aspettato i 18 anni per averlo, perché mia madre mi diceva sempre: “No, il cane a 18 anni, quando sarai più responsabile”. E appena ho raggiunto la maggiore età ho deciso di prendere il cane come animale.

Nel testo faccio anche riferimento a frasi comuni legate ai cani, tipo “il cane è il migliore amico dell’uomo”, “il cane è meglio delle persone” e giochi di parole come “il raro umano da donare canino”, quindi costruisco tutto questo gioco linguistico all’interno del brano.

Il sesso

Il sesso è stato un altro singolo di lancio del disco. Anche qui è un brano molto up, ma con un testo che per me ha un significato importante. Cerco di parlare della sessualità in tutte le sue sfaccettature e nella libertà più assoluta. Mi sono divertito molto a farlo, anche perché secondo me è abbastanza riuscito: è un brano universale, adatto dal più piccolo al più grande, alla portata di tutti e non sfocia nel volgare. A un certo punto faccio anche riferimento al fatto che a scuola bisognerebbe parlarne di più. Insomma, è un brano molto completo e mi sembrava giusto lanciarlo come singolo prima dell’album.

La danza del soldo 

Parla del bene materiale, del denaro in tutta la sua dimensione. Ho deciso di utilizzare un sottofondo blues, perché era da tempo che volevo lavorare su un brano pensato soprattutto per i live. Infatti, secondo me, è il pezzo del disco che più si presta alla dimensione dal vivo. Nel testo ho inserito anche degli assoli e, per ispirarmi, ho cercato di avvicinarmi a un mondo simile a quello di Caparezza e Fabri Fibra. Mentre scrivevo, mi immaginavo alcune immagini di Legalize the Premier di Caparezza.

Terra ferma

Questo è un brano che parla dei migranti. All’inizio doveva essere una cover di Pane e coraggio di Ivano Fossati, poi, visto che la prima strofa mi piaceva moltissimo, ho deciso di trasformarlo in un brano vero e proprio, creando un filo conduttore e scrivendo ritornello e seconda strofa. È un pezzo a cui sono molto legato, forse perché affronta la tematica più pesante del disco. Non se ne parla molto nelle canzoni, o almeno io ne ho sentite poche ultimamente, quindi ho voluto mettere a fuoco questo tema nel mio progetto.

Tutto l’impossibile

Qui parlo del matrimonio e del divorzio. Nonostante io venga da una famiglia in cui i miei genitori si amano alla follia e stanno insieme da sempre, ho voluto affrontare il tema del divorzio perché mi interessa raccontare la realtà per come la vedo. Oggi molte coppie arrivano alla separazione, e il divorzio è aumentato rispetto al passato. Ho voluto scriverne anche per quello che ho visto nella mia parentela e per come vivono i miei amici il rapporto con i genitori. Sentivo che fosse una tematica interessante e importante da approfondire.

Bella Roma mia

Parla del periodo in cui ho vissuto tra Roma e Milano mentre creavo il disco. La maggior parte del lavoro è stata fatta a Milano, mentre la scrittura è nata a Roma, nella mia cameretta. Il brano si ispira molto a Mamma Roma di Cranio Randagio, che cito anche nel testo, insieme ad altri personaggi legati alla città. È un pezzo molto ironico, con giochi di parole e prese in giro sull’ambiente milanese, sui release party, sulle amicizie. Il testo si basa molto sulla differenza tra Roma e Milano.

Vorrei solo innamorarmi

L’ultima traccia è per me il pezzo più intimo del disco. Parlo della solitudine, del fatto che non ho mai trovato la mia metà e non sono mai riuscito a innamorarmi pienamente di qualcuno. Vivo questa cosa come un’insicurezza e ho cercato di metterla nero su bianco in questo brano, anche per far sentire le persone meno sole. Secondo me è importantissimo imparare a convivere con se stessi, e Vorrei solo innamorarmi nasce proprio da questo. Ho deciso di chiudere il disco con questo pezzo perché anche la strumentale dà proprio un senso di outro e di chiusura del progetto Socialmente utile.

Guarda il video completo


Foto di Giorgio Angelico via ufficio stampa

Rispondi