Aiello, ecco ‘Scorpione’: “Il disco che mi sono regalato ritornando al me bambino”

Un nuovo inizio. Sembra questo Scorpione, quarto album di Aiello, che in nove tracce ritrova ispirazione, autenticità e quella vena di passione e malinconia che tanto hanno fatto amare Ex voto. Nel mezzo, giustamente, la sperimentazione che non manca neppure in questo lavoro ma che risulta più a fuoco di quanto non lo sia stata in passato, dosata per raccontare una nuova maturità.

Quella di Aiello è una crescita evidente, sia personale sia musicale, che vede nella partecipazione al Festival di Sanremo 2021 un vero e proprio spartiacque. L’espressività era da gestire, così come l’emozione veemente sul palco e non solo. Da lì, il lavoro è stato su se stesso e di conseguenza sul suo modo di fare musica per trovare un equilibrio in cui la forza comunicativa viscerale fosse preservata ma non sovrastasse il resto. Oggi, Aiello torna con una sequenza di canzoni in cui storie finite sono ingranaggi di un motore che sa ricostruirsi e fare tesoro di quello che è stato.

E torna preponderante la traiettoria Roma – Milano, una rotta emotiva sulla quale si dipanano ricordi di cose passate, viaggi che sono soprattutto ritorni, dolori non da cullare ma da attraversare e farne materia d’insegnamento. Scorpione esce in estate, sotto il segno del Leone. E non è un caso.

Avvicinarsi a Scorpione

Tre singoli prima di arrivare al nuovo album. Qual è il percorso che ti ha portato a questo disco?

Guarda, è stato un percorso in cui ho ritrovato e risvegliato un entusiasmo e una leggerezza di cui io non sono naturalmente munito, nel senso che io non parto leggero. Come emerge proprio dal primo singolo, Sentimentale con Levante, forse anche per cultura meridionale, ho una certa propensione al dramma. E io questa cosa l’ho accettata. Fa parte del mio dark side, una sorta di conflitto rispetto al non sentirmi all’altezza. Ho abbracciato questi aspetti e ho deciso proprio di dedicargli un brano.

Poi ho condiviso Giganti, che non è stato un singolo ma un ponte verso Sotto sotto. In Giganti ho raccontato la mia conquista più grande, cioè quella di non voler più fare una corsa un po’ tossica al risultato, al confronto costante. Io voglio fare la mia strada, con la mia lentezza, con questa luce che ho ritrovato e con il piacere di fare le cose belle.

E poi c’è Sotto sotto, il pezzo che sa d’estate. Non è “il tormentone” classico, però è un brano che sa di terrazze, di feste davanti al mare, di albe e tramonti, di fuoco, di pelle. Ha una queer vibe bellissima proprio per natura e quindi ho detto: “No, io questo pezzo lo voglio ballare da maggio in poi”. Poi dentro il disco ci sono tantissime altre canzoni che raccontano questa piccola grande rivoluzione che ho fatto dentro e intorno a me.

🔍 Leon Faun presenta il nuovo album ‘Fase REM’: “Ho usato i sogni per dare sfogo alla mia vena creativa”

Quando Scorpione ha iniziato a prendere forma, al di là delle singole tracce?

Un anno e mezzo fa, dopo che ho scelto di trasferirmi a Milano. Ho cambiato il mio team di lavoro e a un certo punto sono rimasto un po’ fermo a guardarmi intorno. Poi ho ripreso a scrivere e, man mano che scrivevo, sentivo che si risvegliava in me un certo tipo di penna, uno slancio nuovo, anche una freschezza nella scrittura. Avevo voglia di condividere il percorso che stavo facendo parallelamente come uomo, come persona.

Man mano che lasciavo andare una serie di zavorre e che imparavo a non stagnare dentro un lago, riscoprivo quello che secondo me è il sentimento più importante di questo disco: la gratitudine. Mai come nell’ultimo anno mi sono sentito grato per le piccole cose, per le grandi cose. E anche quando le cose non sono come vorrei, mi arrabbio per pochi secondi, neanche minuti. Provo a stare nei secondi e poi penso: “È giusto così, va bene così”.

Un cambiamento che immagino sia stato anche frutto di un lavoro importante su di te.

Sì, quattro anni di grande fatica psicoterapeutica, che ancora continua, anche se con una frequenza minore perché per fortuna il grosso dei nodi l’abbiamo sciolto. Per me però rimane un grande esercizio quotidiano: quello di settarmi su certe frequenze, anziché farmi travolgere dall’overthinking.

Lo Scorpione incontra il Leone

Facendo riferimento a un passaggio di Tutto sbagliato, diciamo che Scorpione “arriverà d’estate” o giù di lì. Però l’estate è Leone, non Scorpione. Cosa conservi dell’uno e dell’altro segno?

Ho preso consapevolezza di questo conflitto fra l’essere Leone e l’essere Scorpione. Da una parte, c’è il Leone che vorrebbe entrare in una stanza e, come dire, voler lasciare il segno, voler essere notato. Io mi riconosco un certo egocentrismo ma non l’esibizionismo e questo, per il mio lavoro, è per certi aspetti un controsenso. Non sono uno che flexa, però voglio che tu ti accorga di me.

Al tempo stesso, però, negli ultimi anni è emerso anche un altro lato, quello dello Scorpione, per cui quando entro in una stanza spero che nessuno mi calcoli. Vivevo – e sto cercando di risolverla – quell’ansia da prestazione che non mi fa sentire abbastanza, non mi fa sentire all’altezza della tua attenzione.

Al Leone riconosco una luce, il sentirsi in qualche modo il re della giungla, ma di contro c’è anche il bisogno continuo di vedere riconosciuto il proprio valore. E questa è una fatica che sto cercando di asciugare. La domanda, allora, diventa “Ma tu ti piaci? Ti vai bene?”. Ecco, se ti piaci tu siamo già a buon punto.

Io fino a qualche tempo fa evidentemente non avevo una stima vera di me. Facevo parlare molto più l’ego. E negli ultimi due o tre anni l’ego l’ho proprio soffocato, perché mi stava facendo parecchio faticare. Ci lavoro quotidianamente, per non farlo riemergere, perché ogni tanto sbuca e io faccio: “Oh, a cuccia, resta lì”.

Rispetto agli album immediatamente precedenti e faccio riferimento in particolare a Meridionale – ritorna molto la geografia della tratta Milano-Roma…

Eh sì, per chi fa musica e vive o ha vissuto a Roma è un asse dal quale non sfuggi!

E non a caso si avverte una scrittura che apparteneva a Ex voto, priva però quella veemenza e di quel sovraccarico emotivo di cui parlavi prima. È un’evoluzione che si lega anche al tuo nuovo equilibrio?

Sì. In questi ultimi due anni ho fatto anche un lavoro vocale. Ho capito che posso fare diverse cose e posso farle bene senza sovraccaricarle gratuitamente. Sanremo docet. Quando serve il graffio, quando serve raccontare una cosa fortemente addolorata, sì. Ma puoi raccontare il dolore, o addirittura la gioia, con sfumature diverse. Ho scoperto colori della voce differenti, altrettanto caldi, altrettanto potenti. So che posso sia toccare certe note sia stare su altre. Quindi è sicuramente un disco che non perde potenza o muscolarità, ma non sente quella voglia di dimostrare: “Io so fare”. Io non devo dimostrare niente, cavolo.

E questa è anche una forma di maturità sentimentale, personale?

Sì, anzi è proprio per salvare me in primis! Non è arroganza del tipo: “Non devo dimostrarti nulla”. No, no. È proprio dire ad Antonio: “Goditi questo viaggio. Se piaci, piaci. Se non piaci, pazienza”. Non è che se sfondi una porta piacerai di più. Quindi non forzo più le porte: le lascio aperte per chi vuole entrare.

Un album di ritorni

A proposito di viaggio, che fa parte del tuo mondo artistico in termini di ispirazione, nei testi più che di partenze si parla di ritorni (è una delle parole più frequenti. In Arrivederci mostro dici fra l’altro la vita è ritornare a casa). Pensi che questa poetica del ritorno e del ricordo possa definire la tua identità di artista?

Sì, perché in realtà il ritorno, in questo disco, ha prima di tutto una dimensione di autenticità, di ritorno all’Antonio bambino. Credo di essermi riconciliato con alcuni aspetti della mia persona che avevo rimandato o negato per parecchio tempo. Quindi, se non mi sono incontrato per la prima volta, sicuramente mi sono rincontrato. E in questo senso c’è il ritorno.

Non è nostalgia, perché io non sono nostalgico per nulla. Semmai sono malinconico, nel senso più rigenerante del termine. A me la malinconia carica, è ballare mentre piove o mentre piangi per qualcosa che è andato male, ma ti stai già ricaricando.

E il ritorno ha a che fare anche con le conclusioni, che per me sono sempre ripartenze. Non è: “Oddio, è finito”. È: “Cavolo, si sta chiudendo un ciclo, quindi sono alle porte di uno nuovo”. Infatti questo disco, per me, è il primo capitolo di una nuova era. Come uomo nel mondo e come artista, come cantautore. Mi sento veramente all’inizio di una nuova strada. Il ricordo, invece, mi interessa solo se serve a raccontare delle fotografie che mi permettono di condividere bene una storia. Non è il desiderio di tornare lì. Zero, proprio zero.

E quanto questa visione si sposa musicalmente con il recupero del sound R&B evidente in queste canzoni?

Proprio il tema del ritorno mi ha permesso anche di ritornare alla mia più grande passione: l’R&B. È una cosa che ha sempre attraversato le mie canzoni nei tre dischi precedenti, ma in maniera molto più ridotta rispetto a questo album. Questo è forse il disco che mi sono regalato di più. Non è un disco performativo, secondo me, ma è un disco che, se lo accogli e lo ascolti nel tempo, può durare. Perché racconta un viaggio molto intenso, sia a livello di parole sia emotivamente, e ha dei suoni che secondo me sono molto cool.

C’è l’R&B che ascolto da quando avevo dodici anni, quello internazionale più contemporaneo, che ho provato a far incontrare con il cantautorato pop che mi appartiene per DNA. Perché sono nato in Italia e sono cresciuto ascoltando Battisti, Dalla, Rino Gaetano, Pino Daniele, Mina, Celentano. Anche se non li amassi, ti attraversano comunque. E poi ci sono gli ascolti del me ragazzino, che ancora oggi mi appartengono: io quando mi sveglio accendo la cassa in casa e metto R&B internazionale.

Le collaborazioni e la pace con Sanremo

E in questo album non sei solo.

No, anzi sono in ottima compagnia! Claudia, è in Sentimentale, il primo pezzo che abbiamo condiviso. È forse il pezzo più classic pop del mio repertorio, con una chiave di lettura più fresca, più contemporanea. Levante ha una voce meravigliosa, le voglio bene, ha dato un contributo prezioso.

Antonia, per me, è una scoperta che ho fatto recentemente, grazie al suo percorso ad Amici e poi Sanremo Giovani quest’anno. Tutte le volte che la vedevo e la sentivo dicevo: “Wow, che voce!”. È stata una scoperta anche umana, perché quando ci siamo trovati c’è stata subito grande sintonia. È una persona veramente dolcissima. Sulle note di Fiammiferi è perfetta, le auguro il meglio perché è in rampa di lancio e sono molto felice che abbia partecipato a questo disco.

E poi c’è Leo Gassmann…

Scorpione con Leo Gassmann è un capitolo a parte, perché qua dentro c’è proprio un amore, un bene profondo che ci lega, una gratitudine che sarà per sempre. Leo mi ha permesso di riscrivere una pagina personale e professionale importante sul palco più importante d’Italia, che è Sanremo. Io ne avevo un ricordo non bellissimo, sul quale ho lavorato molto e che ho digerito. Però grazie al suo invito nella serata cover, abbiamo costruito una bolla molto naturale che ha portato amore e apprezzamenti incredibili nei giorni successivi. Così, ho potuto riscrivere una pagina completamente nuova su una pagina vecchia.

Ho fatto pace con quel palco. Adesso amo Sanremo, in maniera molto autentica. E amo anche il meme – anzi urlo che lo amo! – perché all’epoca per me è stato un elemento di sofferenza. Non ero pronto a vivere tutto quello che è stato.

Oggi riconosco che fa parte della internet culture, della pop culture legata a Sanremo. E soprattutto, una volta che tu sali su quel palco e – da Leone, in questo caso lo dico – ti godi un’occasione in cui fai vedere che sei capace di vivere quel palco nella maniera più bella possibile, tutto quello che è stato assume veramente una luce diversa e divertente. Quindi sì, adesso potrei girare anche con le magliette del meme con orgoglio, perché dico: abbiamo comunque fatto una seconda volta che ha pareggiato i conti e quindi sono sereno e leggero finalmente. Viva Sanremo!

È stato un momento di rottura quindi? C’è un prima e un dopo Sanremo per te?

C’è un prima e un dopo il primo Sanremo e c’è stato un prima e un dopo Sanremo 2026 con Leo. Sono arrivato lì pronto a livello psicologico rispetto a tutto il lavoro che avevo fatto, ma è stato sorprendente il modo in cui mi sono goduto tutto. Quando fai le cose con grande amore, con una leggerezza diversa, insieme a una persona che ti fa stare bene, e hai anche la fortuna dalla tua – perché poi ci vuole sempre un pizzico di fortuna perché tutto vada bene – succede qualcosa di speciale.

Nonostante ci siamo esibiti alle cinque del mattino… (ride, ndr) anzi, all’una e trenta di notte! Quando ci comunicarono la scaletta, Leo mi scrisse amareggiato, ma anche a lui – che è un portatore sano di buon umore – è durata pochi secondi. Ha detto: “Noi faremo comunque una cosa molto bella”. E secondo me abbiamo fatto una bellissima performance.

Poi tutto quello che la gente ha scritto è stato un regalo incredibile, per cui non posso che essere grato a Leo. E quindi l’ho invitato nel disco. Ha una voce molto bella, è un artista che sa stare molto bene sul palco, credo abbia molto da dare e da dire. E quando ha delle canzoni di un certo spessore acquista una luce ancora più importante. Scorpione, che secondo me ha delle parole molto intense, gli ha permesso di raccontare una sfumatura della sua voce ancora più profonda. E quindi secondo me è stata una combo molto ben riuscita.

E a proposito di palchi, si riparte in tour.

Si riparte a novembre, ma in realtà facciamo delle anticipazioni già tra luglio e agosto che annunceremo a breve. Tornerò anche a cantare in Calabria, andrò nelle mie amate Isole Eolie, per un festival bellissimo sulle barche. Quest’estate scaldiamo i motori, perché poi da novembre andremo in giro per i club più grandi d’Italia a portare questa musica nuova, le canzoni del mio percorso fino a oggi, e ci sarà una formazione nuova. Io non vedo l’ora.

Guarda l’intervista video completa

Immagini via ufficio stampa

Un pensiero riguardo “Aiello, ecco ‘Scorpione’: “Il disco che mi sono regalato ritornando al me bambino”

Rispondi