‘Il diavolo veste Prada 2’: dal sogno alla realtà, un film che supera la moda e racconta un sistema (in crisi)

IL giorno è finalmente arrivato: nei cinema italiani è in programmazione Il diavolo veste Prada 2, pellicola che riporta sul grande schermo uno dei film più iconici di questo millennio. Capace di dettare le regole del linguaggio comune a più di una latitudine e di entrare nei modi di dire di una generazione. Direttamente dalla porta principale.

Esaurito, dunque, il conto alla rovescia più impaziente – con tanto di attivazioni in tutto il mondo, Milano compresa con gli spazi brandizzati alla Rinascente e l’edicola presa d’assalto con la rivista Runway – Miranda, Andy, Nigel ed Emily sono di nuovo lì, esattamente (o quasi) dove li abbiamo lasciati. E allora, come è questo secondo capitolo?

Di fatto, resta poco da aggiungere nel senso che sui social si è letto un po’ tutto. A dispetto del severissimo embargo imposto alla proiezione in anteprima: e via, allora, di impressioni e “reactions” (termine un po’ subdolo con cui gli influencer hanno dribblato proprio gli embarghi per le “recensioni”…). Peccato, perché tra spoiler dai set e dettagli vari molto è già uscito e non vogliamo rovinare ulteriormente la sorpresa. Ma qualche considerazione la dobbiamo e vogliamo fare.

Il ritmo c’è, l’allure anche, lo star system e la musica pure. In questo, dunque, il film non delude certo le aspettative. Quello che manca è il sogno. Se, cioè, nel 2006 si usciva – per chi scrive, almeno, è stato così – dalla sala sperando di diventare la nuova Andy o la prossima Miranda, stavolta è tutto diverso. E anche le luci, le passerelle, i grand hotel sottendono una nota di amarezza molto, molto realistica.

🔍 ‘Il Diavolo Veste Prada 2’, anteprima a Milano tra star e fashion con oltre 2000 ospiti

Ciò che differenzia, infatti, in maniera profonda le due storie è l’approccio narrativo al mondo della moda (molto meno presente rispetto al primo capitolo) che diventa l’occasione per una denuncia fortissima al sistema editoriale e giornalistico di oggi. Un universo in profonda crisi con i grandi magnati pronti a investire comprando testate e gruppi per poi razionalizzare le risorse, non ultime le più brillanti.

Lo sguardo sull’editoria e il mondo di oggi

Giornali che chiudono, magazine patinati che contrattano contenuti per non perdere visibilità e rimanere rilevanti… una situazione che potrebbe uscire tranquillamente da un articolo di cronaca italiana recente. In questo senso, dunque, il sogno viene a cadere a vantaggio, però, di una potenza comunicativa radicata nel reale. E il fatto che una storia del genere arrivi da oltreoceano da un lato preoccupa e, dall’altro, ci fa sentire meno soli.

Da NY a Milano, che regala il suo volto più bello. Il Cenacolo vinciano, Piazza Duomo con la Galleria e l’Ottagono, l’Accademia di Brera, Il Salumaio di Montenapoleone e Palazzo Parigi. E poi, il Lago di Como e la deliziosa Villa Arconati: un viaggio in pillole tra storia e arte che è una cartolina spedita in tutto il mondo.

Che altro dire? Nel tempo del politically correct anche Miranda edulcora le sue uscite al vetriolo ma tutto diventa più umano, vicino al pubblico. Forse non correremo a rivederlo subito come abbiamo fatto per il precedente, ma l’impronta che lascia fa riflettere. Soprattutto trattandosi di una proiezione dedicata alla stampa, che quel mondo claudicante lo sta attraversando.

E proprio l’umanità dei personaggi è un altro punto di forza de Il diavolo veste Prada 2 che porta in primo piano ciò che vent’anni fa era meno esplorato e che, invece, oggi diventa quasi la sfida di fronte al mondo. Mantenersi – o riscoprirsi – umani mentre tutto attorno perde consistenza e ci mette di fronte alle ombre del futuro.


Immagini via ufficio stampa

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